ingiustizia

Carlo Nordio terremota la magistratura: "Palamara? È solo l'inizio". In arrivo un altro scandalo

Pietro Senaldi

Tanto per cambiare è scoppiato un altro scandalo nella giustizia. L'avvocato Pietro Amara, già indagato per depistaggio e arrestato e condannato per corruzione in atti giudiziari, ha denunciato alla Procura di Milano l'esistenza di una struttura di sottopotere all'interno della magistratura denominata "Ungheria", la cui ragione sociale sarebbe promuovere le carriere degli adepti e influenzare la politica. Tra le altre cose, Amara è una delle gole profonde dell'inchiesta che ha tenuto alla sbarra per anni l'amministratore dell'Eni Claudio Descalzi e la moglie con l'accusa di loschi affari e corruzione internazionale; un processo che ha minato la credibilità della multinazionale italiana, azienda strategia per il Paese, e che si è poi risolto in nulla. Il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, ha ignorato le accuse di Amara. Non così un suo subalterno, il pm Paolo Storari, che ha istruito un fascicolo ma non ha aperto un processo, preferendo girare il malloppo a Piercamillo Davigo, ai tempi membro del Csm. L'ex eroe di Mani Pulite, a sua volta, non ha denunciato alcunché, limitandosi a informare in via ufficiosa il Quirinale e in via più diretta il Consiglio superiore della magistratura. Nel frattempo, la sua ex assistente, Marcella Contrafatto (notare il cognome), ha girato il dossier al Fatto Quotidiano e a Repubblica, che però non lo hanno pubblicato. La notizia è emersa, la signora è stata sospesa e indagata e lo scandalo è esploso. Per districarsi nel ginepraio, Libero ha chiesto un aiuto all'ex procuratore Carlo Nordio, garantista, liberale, innamorato non corrisposto della giustizia, eminenza giuridica al di sopra delle parti. La nostra sensazione è che la Procura abbia ben agito nel non dare credito a un testimone poco affidabile. Resta l'amarezza nel constatare che il garantismo delle toghe nei confronti dei colleghi quando c'è qualcuno che li infanga non venga applicato allorché oggetto delle accuse sono politici, imprenditori, giornalisti, che vengono tenuti per anni senza nessun riguardo ostaggio delle accuse di inaffidabili baldrascani.

 

 

 

Cosa sta succedendo oggi nella magistratura italiana?

«Chiediamoci cosa sta accadendo ai suoi vertici, perché la gran parte dei magistrati continua a fare quello che ha sempre fatto: lavorare sodo e, mediamente, molto bene. I vertici stanno pagando per le piaghe endemiche: la competizione correntizia, la contiguità e la concorrenza con la politica, l'ambizione nelle cariche e, come ora si vede, anche le invidie e le lotte all'interno degli uffici».

Lei ha dichiarato che la vicenda Palamara era solo l'inizio: che altro deve emergere?

«Quello che sta emergendo: il sospetto che alcune inchieste siano state gestite in modo politico, o comunque in modo opaco e ambiguo. Inoltre Palamara ha fatto, pare, molti nomi, ed ha promesso una seconda puntata. Il Csm ha creduto di cavarsela radiandolo e mettendoci una pietra tombale. Ma temo che abbia sepolto delle creature ancora vive che si faranno sentire».

Cambierebbe qualcosa se fosse sciolta l'Anm?

«Sciogliere un'associazione lecita come l'Anm sarebbe impossibile e non avrebbe senso. Il problema non sta nell'Anm, ma nei suoi rapporti con il Csm, che ne rappresenta l'aspetto istituzionale, come il Parlamento rappresenta i partiti. Bisogna interrompere questo vincolo. E come predico da 25 anni l'unico modo è il sorteggio. Al tempo ero considerato un eretico. Ora vedo che molti, anche a sinistra, ci stanno riflettendo seriamente».

È in atto un minimo tentativo di riorganizzare la magistratura secondo criteri più meritocratici e meno politici dopo lo scandalo Palamara?

«No. Qualche tentativo stenterello, ma finché non si passerà alla riforma radicale del Csm non cambierà nulla».

Lei pensa che esista la struttura Ungheria?

«A occhio, non avendo letto gli atti, mi pare una grande bufala. Ma certo ci sono intrecci di potere tra correnti della magistratura, politica e anche mass media che andrebbero chiariti. Per questo serve una commissione parlamentare».

Lei avrebbe fatto come il Procuratore Greco, che non ha dato seguito alle denunce di un testimone già risultato poco affidabile?

«Non conosco gli atti, ma per quanto ho letto sui giornali secondo me ha fatto bene. Ormai le procure sono assediate da mitomani e personaggi strani che cercano di inquinare anche le inchieste fatte bene. Certo mi piacerebbe che questa cautela nel procedere fosse adottata in modo omogeneo, e valesse per tutti».

 

 

 

Se la magistratura (giustamente) si protegge da testimoni inattendibili, perché non ha lo stesso riguardo quando vengono denunciati politici, imprenditori, giornalisti o privati cittadini?

«Appunto. Ogni procura va per conto suo, e alcuni pm si creano inchieste anche sulla base di elementi opinabili. Per questo ripeto da sempre che è interessante vedere non solo come i processi finiscono, ma anche come nascono. Il rimedio sarebbe molto semplice: come nel sistema britannico, il pm dovrebbe procedere solo sulla base di notize di reato qualificate, trasmesse dalla polizia giudiziaria. Invece da noi fa quello che vuole, e in base al principio, male applicato, dell'obbligatorietà dell'azione penale, estrae dal cassetto un fascicolo latente, o ascolta un testimone, diciamo, fantasioso, e sulla base di quello iscrive un cittadino nel registro, chiede e ottiene intercettazioni che poi finiscono sui giornali. È un sistema ormai inadeguato, per usare un eufemismo, che va completamente riveduto».

Non è un comportamento pilatesco quello di Davigo, che informa della denuncia il Csm e il Quirinale, i quali non hanno competenza per agire, anziché sporgere denuncia in Procura?

«Anche qui, non conoscendo le carte, posso esprimermi solo in termini generali. Ebbene, un sostituto non può assolutamente trasmettere atti secretati a un membro del Csm. Se dissente dalla scelta del procuratore capo deve comunicarglielo, e magari chiedere di essere esonerato dall'inchiesta. Se ritiene di assistere alla commissione di un reato deve fare una denuncia formale. Se comunica con il Csm deve farlo attraverso le vie gerarchiche, che investiranno il comitato di presidenza. L'idea che possa trasmettere atti secretati a un membro del Csm «per cautelarsi», come ho letto, è semplicemente ridicola, e stento a credere che questa giustificazione sia stata addotta da un magistrato in servizio».

Abbiamo una funzionaria sospesa e indagata per avere passato delle carte ai giornali, che non le hanno pubblicate; e nessuno indagato quando le carte sono pubblicate: non lo trova curioso?

«Se la divulgazione di atti secretati è reato, anche la loro ricezione lo è. Quindi è inevitabile che ne consegua un'indagine penale a tutto campo, certamente non limitata a un'impiegata subalterna».

Che idea si è fatto della vicenda dei terroristi arrestati in Francia dopo vent' anni: che cosa è cambiato, dopo tutto questo tempo, che ha reso possibile il loro fermo?

«La Francia si è comportata male nei nostri riguardi, ha trattato l'Italia come se il nostro sistema fosse autoritario, mentre tutti i terroristi hanno goduto, nei rispettivi processi, delle più ampie garanzie. Peggio ancora si sono comportati i cosiddetti intellettuali che hanno avallato questa complicità del governo francese. L'avvio della procedura di estradizione è quindi una buona notizia, anche se dopo 40 anni una giustizia così tardiva è sempre un fallimento. Comunque speriamo che vengano estradati e incarcerati. Se poi si vorrà essere indulgenti, questa è un'altra cosa. Ma ricordo che il perdono, anche per la Chiesa, non è mai gratuito: occorre la confessione, l'espiazione e il ravvedimento».

La ministra Cartabia riuscirà a riformare la giustizia, non essendo un ministro politico ed essendo espressione del governo di tutti?

«La riforma della giustizia può, e deve, avvenire su impulso del governo, ma viene decisa dal Parlamento. Ho dei forti dubbi che questo Parlamento intenda procedere alla necessaria riforma radicale».

Istituire delle commissioni secondo materia per impostare una riforma generale è una buona idea, ma non si rischia poi di non arrivare a nulla, come con la Bicamerale?

«Bisogna intenderci su che riforme. Quella più urgente, perché impatta sull'economia, è quella della giustizia civile, per accelerare i processi. Qui basta copiare dai sistemi che funzionano, a cominciare da quello tedesco, e non dovrebbero esserci elementi divisivi. Per quella penale è un'altra cosa. Bisogna rivedere totalmente il codice Vassalli, che è stato snaturato, e imprimergli un carattere più garantista e pragmatico. Occorre eliminare l'obbligatorietà dell'azione penale, separare le carriere, insomma fare un codice davvero liberale. Quindi un vasto programma, che questo Parlamento non può e non intende fare. Aspettiamo il prossimo».

La sensazione è che si fermerà solo l'abolizione della prescrizione: lei cosa ne pensa?

«Prima si elimina questo mostro voluto dal ministro Bonafede meglio è».

L'avvocato Coppi sostiene che sia la politica in realtà a non voler riformare la magistratura, perché una giustizia alla deriva ormai è funzionale al Palazzo: lei cosa pensa?

«Sono più pessimista del prof Coppi. La politica non fa le riforme perché ha paura delle reazioni della magistratura, e visti i precedenti direi che è un timore fondato. Inoltre spera sempre di servirsene per eliminare l'avversario. I casi di Berlusconi, Salvini e anche di Boschi e Renzi insegnano. Purtroppo Renzi, autorizzando il procedimento a Salvini per i processi in Sicilia, è caduto nella stessa trappola. È stato deludente».

Che idea si è fatto dell'inchiesta su Ciro Grillo: perché è rimasta in sonno per due anni?

«La sortita di Grillo è un'esaltazione coribantica che ci dovevamo aspettare. Semmai dobbiamo chiederci come mai milioni di italiani si siano lasciati affascinare da un personaggio del genere. Per il resto è una nemesi nei confronti di un giustizialista che ha sempre sputato veleno sugli indagati, ma la sua reazione è così squallida che, di fronte ai gravi problemi di cui stiamo parlando, non merita altri commenti».

La credibilità della magistratura presso gli italiani è crollata al 30%: come si spiega questo e il successo del libro-confessione di Palamara?

«Mi stupisco che sia ancora cosi alta».