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Anarchici, minaccia agli aeroporti italiani: come possono colpire ancora

di Massimo Sanvito sabato 23 marzo 2024

3' di lettura

Ci riproveranno ancora: è una promessa che rimbalza sulle pagine web d’area anarchica quella vergata dagli ultras dell’immigrazione clandestina.

Ed è una minaccia che dopo il blitz di Malpensa rischia di deflagrare ovunque, da nord a sud, sulle piste degli aeroporti di tutto il Paese. Fermare i sacrosanti rimpatri degli extracomunitari che non hanno alcun diritto a restare in Italia, calpestando qualsivoglia legge, è la nuova linfa vitale che sostenta le frange più oltranziste della galassia antagonista. È un affronto all’ordine dello Stato: liberare gli irregolari, anche se stupratori conclamati e pregiudicati come il compagno Jamal (13 condanne, di cui 9 definitive), sostitutendosi alle autorità.

AFFRONTO ALLO STATO - «A volte basta poco a tirare giù il muro disumanizzante che silenzia la violenza e avalla l’inaccettabile. A volte basta lanciare il cuore oltre una porta di emergenza, dei tornelli, un maniglione antipanico per trovarsi ai piedi di un aereo», si legge sul blog “No Cpr Torino”. E ancora: «A volte basta correre lungo la sua fiancata, guardare negli occhi un pilota e ricordargli che sta deportando: che si sta rendendo parte di una macchina razzista e iniqua esistente in parte grazie ad un’obbedienza vaga e una mera indifferenza». I fatti di Malpensa, e ancora prima l’assalto alla volante della Polizia davanti alla Questura di Torino sempre per salvare il solito Jamal, hanno innegabilmente rafforzato la lotta anarchica.

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E infatti, proseguono i referenti dell’assemblea No Cpr torinese: «Ciò che vale la pena ribadire è che la macchina delle espulsioni può essere inceppata, che la creatività che nasce dallo slancio di lotta, di rabbia e di amore può rompere il muro dell’indifferenza e mostrare le brutali contraddizioni del presente, nude, evidenti su una pista di decollo».

Ed ecco l’attacco, sferrato senza alcun timore. Anzi, è un appello. Una “chiamata alle armi” in piena regola. «L’unica cosa che ci viene da ribadire è che tutto ciò che è successo a Torino e a Malpensa è potenzialmente replicabile e riproducibile. La lotta contro la macchina delle espulsioni e la detenzione amministrativa è possibile ed è reale nei suoi obiettivi e nelle sue prospettive».

Ieri mattina, intanto, sisono tenute le due udienze di convalida dei quattro arresti: per Josto Jaris Marino e Giuseppe Cannizzo, in carcere a Busto Arsizio, e per Miriam Samite ed Elena Micarelli, detenute a San Vittore a Milano. Un’altra “compagna” è stata invece rilasciata mercoledì sera: se l’è cavata con una denuncia per interruzione di pubblico servizio.

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IL PROCESSO PROSEGUE - Per chi si trova dietro le sbarre restano validi i capi di imputazione già contestati, ovvero interruzione di pubblico servizio, resistenza a pubblico ufficiale e attentato alla sicurezza dei trasporti: il pm ha chiesto per tutti loro la misura della custodia cautelare in carcere; la difesa, invece, chiede la scarcerazione o, in subordine, misure alternative.

La decisione è prevista per stamattina. «I compagni sono stati separati ma stanno bene. L’attenzione della digos è molto alta, soprattutto verso i solidali che si aggirano nelle vicinanze», ha spiegato Lia, una compagna di Torino, ai microfoni dell’emittente antagonistaRadio Onda d’Urlo. 

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