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Di Pietro, pugno durissimo contro Askatasuna: "Quando li becchi con le mani nel sacco"

di Roberto Tortora martedì 3 febbraio 2026

2' di lettura

Antonio Di Pietro ospite illustre a Quarta Repubblica, il programma d’approfondimento di Rete4, condotto da Nicola Porro. L’ex-magistrato offre la sua chiave di lettura sugli scontri avvenuti a Torino nel weekend, durante la manifestazione per il sostegno al centro sociale di Askatasuna, con conseguente ferimento di numerosi agenti delle forze di polizia: “Resto sempre dell'idea che il diritto di manifestare non debba essere tolto ad alcuno, resto anche dell'idea che quelle 1.500 persone ormai le si conoscono quasi tutte ed è bene che le si conoscano ed è bene che si metta in condizione che non partecipino a questi eventi, proprio perché ci vanno apposta per creare del male, per fare male agli altri”. 

Porro, a quel punto, obietta: “E come fa a non farli partecipare, Di Pietro?”. L’ex-leader de “L’Italia dei Valori”, risponde: “Credo che quando vengono trovati con le mani nel sacco bisogna processarli immediatamente e lasciarli dentro. Nel caso di specie, so che la Presidente del Consiglio ha parlato di tentato omicidio. Io questo lo lascerei ai giudici decidere, però per quanto mi riguarda, se fossi stato io, forse avrei contestato anche il reato di terrorismo urbano, perché c'è un apposito reato che è quello dell'articolo 280 del Codice Penale, che punisce chi per finalità di terrorismo attenta alla vita o alla incolumità personale delle persone”.

In collegamento c’è anche Pasquale Griesi, segretario del sindacato della polizia di Stato, che vuole agire sul piano pratico: “Non basta che i martelletti vengano sequestrati, le chiavi inglesi vengano sequestrate. Il problema è che tutto ciò che sequestriamo non consente un arresto obbligatorio, di conseguenza dobbiamo denunciare in stato di libertà e forse, dico forse, se non verrà archiviato il procedimento quei cittadini verranno processati dopo un sacco di anni con molta calma, con estrema cautela e quindi questi personaggi continuano a essere liberi con un foglietto in tasca che si chiama denuncia a piede libero. Questo è quello lì che succede. Ovviamente – prosegue nella sua analisi Griesi - mille poliziotti che cosa avrebbero potuto fare? Io vi parlo da persona che lavora nel reparto mobile e i reparti mobili tengono il loro obiettivo, sono fermi sulle loro posizioni, non si muovono, quindi che succede? Il corteo avanza, i manifestanti cercano di attaccare i poliziotti che sono fermi lì sulle loro posizioni e lì avviene quel lancio di lacrimogeni oppure quella specie di carica, ma è una carica di alleggerimento”.

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