Alcune riflessioni su quello che è avvenuto a Torino con la manifestazione indetta da Askatasuna, gli incidenti conseguenti, e le decisioni finali dei gip rispetto ai tre arrestati. Prima osservazione: i 20 mila (non 50 mila!) partecipanti alla manifestazione non possono far finta di essere degli “svizzeri”: partecipando ad una manifestazione indetta da Askatasuna che aveva per parte sua già proclamato di voler bloccare la città, essi sapevano benissimo che a un certo punto ci sarebbero stati degli incidenti assai seri. Askatasuna non è un circolo culturale specializzato in riflessioni sui libri di Norberto Bobbio, è un centro sociale organizzato per la guerriglia non urbana, ma territoriale, tutto il territorio riguardante la costruzione della ferrovia che va sotto il nome di Tav. Nei confronti di quell’area, Askatasuna si è qualificata con attacchi durissimi e violentissimi nei confronti delle forze dell’ordine. Di consegua a quello che è avvenuto a Torino era stato già programmato e proclamato e non c’era servizio d’ordine che tenesse perché era Askatasuna il “servizio d’ordine” del tutto anomalo e atipico che gestiva il corteo.
Seconda osservazione con immagini televisive di una eloquenza straordinaria per la brutalità e la violenza che essi hanno messo in evidenza, il comportamento della decina di manifestanti che stava massacrando la gente salvato all’ultimo momento da un provvidenziale intervento di un suo compagno, è stato di una evidenza straordinaria. I magistrati non hanno dovuto tener conto della testimonianza sempre incerta di un pentito, o di due o tre testimoni, ma hanno potuto realizzare immagini televisive di una straordinaria eloquenza. Di conseguenza, i provvedimenti presi dal Gip contraddetti anche dalla stessa analisi fatta sia dalla Procura, sia dai pm, sia dal medesimo magistrato, sono di una straordinaria faziosità politica: pur di non dare soddisfazione al governo che sostiene il referendum sgradito ad una parte della magistratura, si è sostanzialmente coperta la violenza ultra provata di alcuni guerriglieri con la sostanziale assoluzione dei tre chiamati in causa. Questo deliberato del Gip apre una enorme questione perché mette in evidenza che in primo luogo c’è una asimmetria nei confronti della forze dell’ordine che non sono protette e coperte dai magistrati in contraddizione con quello che essi sono soliti fare con altri cittadini. È evidente che dal governo e dai versi della polizia e dei carabinieri è stata data la direttiva alle forze dell’ordine non solo di non usare mai in nessun caso la pistola d’ordinanza, stando solo attenti a non farsela rubare, ma anche scegliendo la via di un atteggiamento quasi sempre difensivo attraverso gli scusi e con un uso assai ridotto dei manganelli, semmai ricorrendo agli idranti e ai lacrimogeni. La conseguenza di questa linea è stata che finora il morto è stato evitato, ma in ogni manifestazione abbiamo avuto un numero incredibile di feriti fra le forze dell’ordine.
Askatasuna a Otto e mezzo: la fotografia della nostra sinistra
Chi avesse ancora qualche dubbio su cosa pensino gli esponenti a vario titolo del centrosinistra italiano può sem...Questa è la drammatica realtà con la quale si deve fare i conti, resa ancora più grave dall’atteggiamento evidente di gran parte della magistratura. Allora, siccome rispetto ad ogni circostanza va assunto sempre un atteggiamento critico, esso deve essere adottato anche rispetto a ciò che è avvenuto a Torino, dove grosso modo si sapeva che a un certo punto, con la copertura di una larga parte dei 20 mila partecipanti sarebbe scesa in campo più di un migliaio di guerriglieri, assolutamente addestrati allo scontro fisico portata avanti senza esclusione di colpi, di armi improprie di straordinaria pericolosità. Allora, rispetto a tutto ciò, una riflessione criticava fatta anche rispetto alla linea seguita dal ministero degli interni e dai vertici delle forze dell’ordine: se devi contrastare dai mille ai duemila guerriglieri avendo di fatto le mani legate, e dei limiti enormi rispetto alle tue possibilità di iniziativa, il numero degli agenti messi in campo in un certo senso deve supplire ai limiti operativi che sei costretto a imporre alle forze dell’ordine per evitare esiti letale che avrebbero conseguenze disastrose sul terreno politico. Quindi, non mille ma tremila agenti dovevano essere messi in campo per bloccare 1500 guerriglieri perché l’esperienza ci dice che se devi giocare limitando al massimo le tue possibilità di azione, tuttavia il numero di soggetti messi in campo può svolgere un ruolo di deterrenza e di blocco nei confronti dei criminali organizzati che scendono in campo per fare i massimi danni.
Torino, le vergognose bufale sui poliziotti pestati: l'audio taroccato
Gli scontri di Torino alla manifestazione pro-Askatasuna con gli agenti malmenati e feriti? Certo, ma dopo l’inizi...In questo quadro c’è anche da verificare se è vero o meno che, per effetto delle politiche svolte dai precedenti governi, comunque all’organico della polizia mancano circa 15 mila agenti, al netto del turn over realizzato rispetto al ridimensionamento già avvenuto nel passato del numero delle forze dell’ordine. Qualora questo rilievo fosse vero, non c’è’ vincolo di bilancio che tenga in una situazione di straordinaria gravità derivante sia dalla durezza dell’attacco che viene svolto sia dall’atteggiamento di una parte della magistratura, il governo non dovrebbe avere esitazione a mettere in discussione qualche aspetto dei conti pubblici, vista la situazione di assoluta emergenza con cui si devono fare i conti. Queste riflessioni derivano da una posizione oggettiva che tiene però conto in termini di realismo assoluto dell’esistenza di una situazione assai grave che però può diventare ancora più grave qualora in seguito alle decisioni prese dai gip di Torino i gruppi guerriglieri che stanno agendo sul territorio nazionale si reputano che possano ulteriormente alzare il tiro.
*Presidente di ReL Riformismo e Libertà Direttore Civiltà Socialista




