La "flebilissima speranza è che possa emergere una terapia alternativa per poter riportare il bambino in parametri tali da poter essere nuovamente trapiantabile". Lo dice l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino di Nola che ha subito un trapianto di cuore danneggiato, letteralmente "bruciato" dal ghiaccio secco usato per conservare l'organo durante il trasporto.
"Ci sono giorni di buio", prosegue l'avvocato, ospite di 4 di Sera su Rete 4, poche ore dopo la decisione del pool di super-esperti riuniti all'ospedale Monaldi di Napoli: il nuovo cuore trovato poche ore fa non è trapiantabile, le condizioni del bimbo di 2 anni sono ormai compromesse.
"Questo pool, questo team allargato, perché farlo a 60 giorni e non prendere in considerazione delle cure alternative, delle soluzioni alternative un mese fa, 40 giorni fa, 50 giorni fa, quando sicuramente le condizioni erano più stabili e permettevano la trapiantabilità anche di un cuore meccanico?", domanda il legale.
"Io non riesco a capire, ho bisogno della documentazione per esprimermi e ci capaciteremo soltanto se ritroveremo nei verbali dell'heart team, nei verbali di monitoraggio che la situazione probabilmente era così grave sin dall'inizio, sin dal giorno successivo a quello del primo trapianto andato male, ma se invece i parametri da qualche parte dovessimo evincere che erano diversi in materia di criticità allora lì c'è un'altra domanda da fare, cioè: perché si è omesso di cercare soluzioni alternative che potevano permettere oggi con la tecnologia attuale di non mandare in sofferenza polmoni, reni e conseguentemente anche il fegato", osserva ancora.