Parlare o restare in silenzio, è il bivio della strada tutta in salita di Luca Spada quando sarà davanti al Gip per l’inchiesta che lo ha travolto. E mentre la procura lo descrive come un killer freddo, resta un nodo inquietante: il ruolo della fidanzata e – lo riporta La Stampa - quelle frasi che oggi pesano come macigni. L’accusa è pesante: omicidio volontario plurimo. Avrebbe provocato la morte di almeno sei anziani durante i trasporti in ambulanza, somministrando iniezioni di aria nelle vene, pratica che può causare una embolia gassosa, spesso fatale Spada, 27 anni, per gli inquirenti è uno che parlava senza filtri: “Seccare i vecchi”, diceva. Parole che coincidono con le accuse. Ma il punto che fa discutere è un altro. La fidanzata. È lei, intercettata, a chiedere: “Stai facendo secco un altro vecchio?”. Una frase che apre interrogativi pesanti.
Possibile liquidarla come una battuta? La donna, in tv, ha provato a smorzare: “È il suo modo sciocco di parlare di queste cose”. Ma la frase, intercettata, l’ha pronunciata lei. Non lui. E non è un dettaglio. Perché, mentre Spada resta l’unico indagato, quelle parole alimentano il sospetto che qualcuno sapesse. O almeno intuiva. Se non proprio “coordinasse”, altra ipotesi. E allora la domanda diventa inevitabile: ha agito davvero da solo? Intanto gli elementi si accumulano.
L’autopsia sull’85enne Deanna Mambelli parla di embolia gassosa. Siringhe viste nelle tasche di un soccorritore che non avrebbe dovuto usarle. E ancora: “Bisogna che mercoledì 26 facciamo la lunga assieme, così secchiamo qualcuno”, diceva Spada a un collega. Il giorno prima, la Mambelli moriva. Poi c’è il capitolo più oscuro. Spada che sospetta di essere controllato, che cerca microspie, che si inietta aria in ospedale. Gesto disperato o messinscena? Infine i soldi: 200 euro a decesso, 1.200 in totale. Davvero abbastanza per spiegare tutto? Oppure, come emerge dalle intercettazioni, “gli piaceva”? Domande aperte. E una sola certezza: domani, davanti al Gip, Spada dovrà decidere se iniziare a rispondere. O continuare a tacere.