La mamma di Laura Di Vita, moglie di Gianni e madre di Antonella e Sara (le due donne morte per ricina dopo Natale), è stata ascoltata per circa tre ore in Questura a Campobasso. Uscendo, la signora Maria, circa 70 anni, ha risposto brevemente ai giornalisti: ha detto che si è trattato di «un fatto accidentale», di non sapere come la ricina sia finita in casa del nipote e che la figlia Laura è "molto serena".
Le indagini della Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, procedono serrate e si concentrano ormai sulla pista del duplice omicidio, con l’ipotesi di premeditazione. Il veleno è stato trovato solo nei corpi di Antonella e Sara, non in quello di Gianni. La ricina, estremamente volatile, suggerisce che chi l’ha maneggiata sapesse della sua rapida degradazione.Gli inquirenti sospettano che la sostanza sia stata ingerita la sera del 23 dicembre durante una cena in famiglia (presenti Gianni, Antonella e Sara, mentre la primogenita Alice era fuori con amici).
Una seconda intossicazione potrebbe essere avvenuta il 26 dicembre. Quel giorno, madre e figlia, già dimesse dall’ospedale, avrebbero ricevuto, come riporta il Corriere, flebo endovenose a casa da un amico sanitario (infermiere o medico), il cui ruolo sarà ora approfondito in indagine difensiva.Inizialmente sotto inchiesta erano cinque medici dell’ospedale accusati di aver sottovalutato i sintomi, ma secondo l’avvocato di uno di loro, Pietro Terminiello, i sanitari non c’entrano con le morti. Gli esiti definitivi delle autopsie, previsti per fine aprile, slitteranno di un mese a causa della complessità del caso.