Fuori i secondi. Lo scambio di colpi in vista del gay pride romano 2026 è all’insegna dell’esclusione. Ma come, una vita a parlare di inclusione e poi la censura verso la comunità omosessuale di destra? Arriviamoci a piccoli passi. Durante la presentazione del Roma pride, che andrà in scena il 20 giugno, Mario Colamarino presidente del Circolo Mario Mieli ha tracciato le linee guida. «La vera novità di quest’anno è il confronto con il mondo della politica che vedrà tanti esponenti come Schlein e Conte confrontarsi su temi che riguardano la nostra comunità». Fino a qui tutto bene. «Sfideremo - aggiunge un po’ il “campo largo” a dialogare sui diritti civili e sui diritti Lgbt+». Nulla da ravvisare. «Abbiamo dato attenzione a tanti temi. L’ambiente, l’accessibilità, la cultura. Tante questioni che quest’anno il pride ritroverà. Abbiamo anche fatto delle scelte molto nette, parlando di Palestina, parlando di guerra e di pace: quello che succede nel mondo tocca anche noi come persone». Sviolinata Poi arriva la chiusura.
Inclusivi, mica troppo. Impossibile, per Colamarino e soci, marciare al fianco dei Gay Conservatori Liberali. La leader del movimento Francesca Pascale come fumo negli occhi. «Non l’abbiamo invitata - asserisce il Circolo Mario Mieli - per questione di coerenza. Non ha senso invitare politici o esponenti di movimenti che non abbracciano i valori del pride. Perché il pride non è solo una festa, una parata di colori e musica». E cosa sarebbe? «È partecipazione, è adesione alle urgenze che abbiamo esposto nel manifesto. Chiaramente non condividiamo con la Pascale i principi di un governo di destra». Andiamolo a leggere, quindi, questo documento. «In Italia- dicono - il governo guidato da Giorgia Meloni continua a restringere gli spazi di libertà: attacca le famiglie arcobaleno, ostacola l’educazione alle differenze, nega strumenti concreti contro discriminazioni e violenze e non tutela pienamente il diritto delle donne all’autodeterminazione e al consenso». Ma sono del mestiere questi? La loro cecità politica è fattuale. Dove sarebbero gli spazi limitati? Per educazione cosa intendiamo quella degli infanti nelle scuole?
Peraltro, nel manifesto rivendicano «il pieno rispetto dell’autodeterminazione dell’identità di genere di ogni persona, anche piccola». Parliamo di bambini? Ma soprattutto può un esecutivo guidato da una donna cancellare l’autodeterminazione di quest’ultime? Finita la carrellata dei desiderata della comunità concentriamoci sullo slogan. La Repubblica è di chi la abita, scrivono. Rivendicano, inoltre, di essere stati «argine democratico e culturale» come asserisce a Gay.it lo stesso Colamarino. Aggiungeremmo che tra i diritti bramati, anzi che esercitano, c’è anche quello che più di tutti denunciano sulla loro pelle. Ovvero il diritto di discriminare. Sei omosessuale e di destra dritto, senza passare dal via, all’indice. Pascale in testa.
IL DUELLO
Perché va bene la legge contro l’omolesbobitransfobia, non sia mai, mail potere di emarginare diventa centrale. A questo punto la Pascale, sulle colonne di Affaritaliani, risponde. «Colamarino? Non si scomodi. Io al Pride ci vado senza invito». Aggiunge anche che «il pride è diventato un luogo di inclusione che esclude. Noi non siamo di destra continua - ma di centrodestra: siamo contro l’ideologia che opprime la libertà. A loro non conviene che qualcuno parli anche lontano dalle sinistre, vogliono il monopolio dei diritti, ma non l’avranno più». Sempre sulle pagine di Affaritaliani Vladimir Luxuria prende una posizione netta. «Il discrimine - dice non dovrebbe essere l’appartenenza politica, ma l’adesione ai diritti. Se uno viene al pride, lo fa perché sposa il manifesto dei diritti civili. Il confronto, in questo senso, è sempre positivo». Nel mentre la querelle arriva in Lombardia. Attilio Fontana, presidente di Regione, ha deciso di negare il patrocinio al Milano pride a livello di Consiglio regionale. «Una scelta che sottolinea come si tratti di una manifestazione divisiva e quindi non deve essere sostenuta per evitare ulteriori frammentazioni nella nostra società». A quanto pare il pride di incluso ha solo le discriminazioni dei discriminati.