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La carica dei no-tutto: l'esempio del Mose non gli è bastato

di Alessandro Sallusti mercoledì 10 giugno 2026

2' di lettura

Mi stava preoccupando il fatto che l’iter di una grande opera quale è il ponte sullo Stretto di Messina non fosse stato interessato da un’inchiesta giudiziaria. Non sarebbe stato da noi, infatti è accaduto e forse è meglio così perché, come si usa dire, via il dente via il dolore. La procura di Roma ha aperto una inchiesta con tre indagati ipotizzando pressioni indebite sull’ex presidente della Corte di Conti per ottenere un parere preliminare positivo sulla fattibilità dell’opera. Vedremo gli sviluppi ma già il variegato fronte “no ponte” si è ringalluzzito: “Visto? L’avevamo detto che sarebbe successo, fermiamo tutto e non se parli più”, come se sotto indagine fosse finito il ponte in quanto ponte. Non è così: una cosa (utile) sono le grandi opere, altra sono eventuali miserie umane. Prendiamo il Mose, il sistema di dighe mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta.

Da inizio lavori, nel 2003, sono state arrestate 14 persone per false fatturazioni e 35 per corruzione, compreso l’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Oggi non c’è veneziano che non ringrazi Dio che l’opera sia stata completata e abbia risolto una volta per tutte il problema che ogni due per tre metteva in ginocchio la città e la sua economia. Vogliamo parlare dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria? Negli anni sono stati più gli arresti di mafiosi e ’ndranghetisti dei chilometri costruiti (oltre 400) ma oggi in poco più di tre ore si viaggia da una città all’altra.

Gli esempi sarebbero infiniti ma per fortuna ha sempre prevalso la volontà di andare avanti, non cedere allo scoramento né ai moralisti, tantomeno al malaffare. Se sarà accertato che qualcuno sul ponte in questione ha cercato scorciatoie o vantaggi personali è giusto che paghi, aggiungo che paghi con la massima severità. Ma il ponte è innocente, la stragrande maggioranza dei calabresi e dei siciliani – certificano i sondaggi – attendono di attraversarlo e liberarsi dalla schiavitù dei traghetti, migliaia di persone aspettano un posto di lavoro, centinaia di imprese di fatturare. Non possono essere quattro eventuali malandrini, semmai risulteranno tali, a fermare tutto questo.

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