La causa americana da 220 milioni di euro, intentata dal gruppo Cipriani contro il Fatto Quotidiano e la Rai, ha un protagonista laterale che rischia di diventare centrale nella ricostruzione di queste convulse settimane. Non parliamo di Giuseppe Cipriani, né del ministro Carlo Nordio, né di Nicole Minetti. Ma di Eduardo Preve, giornalista uruguaiano con una trentennale storia di scoop contestati e veleni a mezzo stampa. Il suo nome compare nel racconto costruito attorno a Graciela Torres, l’ex collaboratrice della residenza uruguaiana di Cipriani che, in un primo momento, aveva accusato l’imprenditore veneziano e la Minetti di organizzare feste a base di sesso e droga con la partecipazione addirittura di ragazze minorenni. Ed è proprio la donna a evocare Preve quando capisce che la richiesta di anonimato, nell’intervista al quotidiano diretto da Marco Travaglio, non è stata accolta. «Eduardo mi ha detto che il ministro (dell’Interno, ndr) manderà qualcuno a proteggermi», si sfoga Graciela con il giornalista italiano che l’ha contattata, «ma ho ancora paura... La Derecha Diario, giornale di ispirazione filo-americana, lo definisce «noto esponente politico dell’estrema sinistra uruguaiana» che ottiene, «in modo alquanto discutibile», l’accesso a denunce che «dovrebbero rimanere strettamente riservate presso la Procura».
Quel che sembrerebbe, tuttavia, il profilo di un bravo cronista di giudiziaria, particolarmente addentro agli uffici del potere, nasconderebbe ben altro, a dire dei colleghi sudamericani. Il giornalista, infatti, «aveva una rubrica su M24 Radio, emittente legata al gruppo terroristico dei Tupamaros». La rubrica, si legge ancora nell’articolo, si chiamava “La Tapadita” (La Nascosta) e Preve la usava «per pubblicare presunti scoop, molti dei quali inventati». Il suo obiettivo, secondo il giornale, «era quello di scioccare il pubblico con accuse spesso prive di fondamento e sempre rivolte ai leader politici della Coalizione Repubblicana».
«BUGIARDO SERIALE»
«È un bugiardo seriale che diffama e calunnia costantemente gli altri attraverso il suo account Twitter personale e vari organi di stampa», continua La Derecha Diario svelando un episodio che riguarda direttamente il “mediatore” della massaggiatrice Graciela Mabel de Los Santos Torres col Fatto Quotidiano. Nel febbraio di quest’anno, come riportato anche dall’edizione uruguaiana di El País, Preve è stato denunciato da un uomo di 52 anni, residente a Maldonado, al termine di una lite per motivi di viabilità. Preve, secondo l’accusa, avrebbe tentato di picchiare il malcapitato davanti a sua moglie perché colpevole, a suo dire, di aver ostruito l’ingresso di casa con un parcheggio fin troppo disinvolto. Ricostruzione completamente opposta a quella della vittima che ha sostenuto, invece, che la macchina fosse sull’erba, e che avesse lasciato «libero l’ingresso della proprietà» del giornalista essendosi allontanato per non più di mezz’ora per una nuotata in una spiaggia lì vicino.
INSULTI E BOTTE
«Dopo un breve scambio di battute», è il racconto fatto dal conducente aggredito al quotidiano uruguayano La Derecha Diario, Preve avrebbe «raccolto una grossa pietra dalla strada» minacciando di «lanciarla contro il veicolo e di investirci con il suo camion». In quel momento, per evitare guai, l’uomo sarebbe «salito in macchina per spostarla» e andare via, ma Preve l’avrebbe «afferrato violentemente per il collo attraverso il finestrino» per pestarlo davanti alla moglie, salvo mollare la presa solo all’arrivo dell’anziano genitore che avrebbe convinto i due a smettere di litigare per evitare guai peggiori. Dopo qualche giorno, sarebbe stata comunque formalizzata la denuncia a carico di Preve che, sui social, si è difeso sostenendo di essersi scusato con l’uomo per quegli attimi di concitazione. Ma, evidentemente, non è bastato.