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Malpensa, professoressa fermata perché pericolosa: un caso enorme a sinistra

di Daniela Mastromattei domenica 14 giugno 2026

2' di lettura

Quando un’attivista ambientalista denuncia un controllo di polizia, la tentazione è sempre quella di schierarsi immediatamente. Da una parte i difensori dell’ordine pubblico che liquidano tutto come normale attività di prevenzione.

Dall’altra chi grida automaticamente alla repressione politica. Il caso avvenuto all’aeroporto di Malpensa merita invece qualcosa di più raro: essere guardato con freddezza. A sollevare la questione è una professoressa torinese, attivista del movimento Extinction Rebellion, che ha raccontato in un video la propria esperienza dopo l’atterraggio da Montreal, in Canada.

Secondo il suo racconto, il controllo del passaporto avrebbe fatto scattare un’allerta informatica che avrebbe portato a ulteriori verifiche da parte della Polizia di Stato. Non un episodio isolato, sostiene la docente. «È la terza volta in sei mesi», denuncia. La procedura, stando alla sua versione, sarebbe sempre la stessa: fermo, accompagnamento negli uffici, controlli aggiuntivi e nessuna spiegazione sulle ragioni della segnalazione.

«Quindi ogni volta che esco dall’area Schengen mi dovete controllare perché secondo il vostro sistema sono una persona pericolosa?», chiede nel video diventato virale sui canali del movimento ambientalista. La risposta ricevuta dagli agenti sarebbe stata tanto sintetica quanto enigmatica: «La stiamo solo controllando, il perché ce lo dice il computer».

Il punto, naturalmente, non è stabilire se la docente sia una persona pericolosa. Non risulta condannata, non risulta rinviata a giudizio e nessuno sostiene il contrario. Il punto è capire quali strumenti di prevenzione siano oggi utilizzati dalle autorità e quali garanzie siano previste per chi vi finisce dentro. Perché se lo Stato ha il diritto e il dovere di monitorare soggetti ritenuti potenzialmente a rischio per l’ordine pubblico, i cittadini hanno altrettanto diritto di sapere quali siano le tutele previste e quali limiti esistano all’utilizzo di queste segnalazioni.

Extinction Rebellion parla di decine di casi analoghi negli ultimi due anni e sostiene che molti riguardino persone incensurate. Dall’altra parte però sarebbe ingenuo ignorare che molti gruppi ambientalisti radicali abbiano negli anni organizzato azioni capaci di provocare blocchi stradali, interruzioni di servizi, problemi di ordine pubblico e tanto altro, costringendo le forze dell’ordine a un’attività preventiva sempre più sofisticata.

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