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Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi: "La procura di Pavia dice che Stasi non c'entra, ma c'è un giallo"

di Roberto Tortora venerdì 26 giugno 2026

2' di lettura

Un dettaglio rimasto nell'ombra per anni torna ora ad alimentare il dibattito sul delitto di Garlasco. In chiusura dello spazio dedicato al caso nell’ultima puntata di “Quarto Grado”, l'attenzione si sposta ancora una volta su Alberto Stasi e su una circostanza che continua a dividere investigatori e osservatori. A riportarla è Gianluigi Nuzzi, che sottolinea: “La Procura di Pavia ritiene che Stasi sia completamente estraneo all’omicidio di Chiara Poggi ma, a mio avviso, c’è un giallo”.

Il riferimento è all'interrogatorio reso circa un anno fa, nel quale, per la prima volta, Stasi modifica un particolare relativo alla scena del delitto. Il 42enne sostiene infatti che la luce delle scale fosse accesa, un elemento sul quale in passato non era mai stato preciso. All'epoca dell'omicidio, invece, aveva dichiarato che fosse spenta. Una differenza tutt'altro che irrilevante, perché, se davvero l'interruttore fosse rimasto disattivato, alcuni dettagli descritti da Stasi non sarebbero stati visibili. Su questo punto si sono confrontate anche le diverse decisioni della magistratura. Per il giudice Vitelli, che lo assolse, quella contraddizione era riconducibile allo stato di choc dell'imputato. Per i giudici che lo hanno invece condannato, rappresentava un ulteriore elemento a sostegno della falsità del suo racconto.

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E la domanda è spontanea: “Ad accendere la luce potrebbe essere stato l'assassino?”. Una verifica, però, appare ormai impossibile. I carabinieri del RIS, infatti, non effettuarono alcun accertamento specifico sul pulsante dell'interruttore. Su tutti gli interruttori del piano venne utilizzata la polvere evidenziatrice dattiloscopica, ma con esito negativo: non emerse alcuna impronta utile al confronto e non furono rilevate neppure tracce di sangue. Un dato che continua a far discutere, perché appare difficile immaginare che il killer, dopo il delitto, possa aver azionato quell'interruttore senza lasciare alcuna traccia ematica. Quanto, invece, all’ormai famosa “impronta 33”, Nuzzi ricorda: “Gli investigatori dell’epoca dicono che questa traccia già dopo i fatti era valutata come importante, più importante delle altre”. Cataliotti, legale di Sempio, replica: “Inizialmente sì… Oggi la si assegna sulla base di una fotografia risalente ad allora e su un dato relativo al colore e si dice fosse intrisa di sangue ma io non lo ritengo possibile, con un esito almeno discutibile”. Nuzzi aggiunge: “Vista la reazione della ninidrina…”. Il legale ribatte che il rilievo non prova nulla e non era “recente né bagnata”. Abbate, ospite, in studio, sottolinea che sarebbe la mano di chi perde l’equilibrio e che solo Sempio, Marco Poggi e i carabinieri risultano su quel muro. Anche Capra l’aveva definita importante nel 2007.

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