Per tutta questa calda estate 2026 esponenti del Pd hanno lanciato l’allarme sul riscaldamento climatico e puntato l’indice contro il governo che, a loro avviso, sarebbe rimasto inerte dinanzi all’inesorabile rialzarsi delle temperature. Molti di loro, poi, hanno anche più volte lamentato che gli anziani, costretti a restare a casa e impossibilitati a recarsi in vacanza, non possedevano un condizionatore e quindi soffrivano il doppio degli altri: solitudine e caldo infernale. Parole che dovrebbero essere il frutto di una particolare sensibilità per la popolazione over 65, che si avvia tra l’altro a divenire maggioritaria con l’inverno demografico e che, però, suonano come vuota retorica dinanzi a un piccolo episodio locale ma rivelatore del modo in cui gli anziani vengono realmente trattati quando devono prevalere gli interessi di partito.
Ne dà notizia La Provincia Pavese riprendendo un post del portavoce di un gruppo di pensionati di Vigevano i quali se la prendono con il partito di Elly Schlein: «Il Pd non ci dà più la possibilità di passare i pomeriggi della settimana nell’area della festa per giocare a carte e passare un paio d’ore in compagnia. Ci chiediamo: ma il partito non era quello che era nato per stare vicino alle persone anziane, quelle che magari non possono andare al mare oppure in montagna e dare anche a loro la possibilità dell’aggregazione in una struttura che ai tempi era nata per queste cose?». Gli anziani che giocavano a briscola nel parco hanno dovuto sgomberare per far posto alla Festa democratica, erede delle Feste dell’Unità. Il pomeriggio il parco chiude i battenti e i vecchi che si riunivano al Piccolini per giocare a carte devono ripiegare altrove. Sembrerà una notizia da poco ma a volte è proprio nelle pieghe della cronaca locale che emergono episodi significativi. Nel “mondo piccolo” guareschiano il popolo vero era proprio rappresentato dai pensionati che passavano il tempo con mazzi di carte e bicchieri di vino. Tutto dimenticato. Le ex Feste dell’Unità trasformatesi in Feste democratiche senza falce e martello e con grande sfoggio di arcobaleni sono ormai solo un business con balera e karaoke e menù a prezzi competitivi. Ci si va per l’apericena, dunque, e non per adesione ai valori progressisti.
Una involuzione che spiace agli stessi “compagni”, che lamentano anche la mancanza di un numero sufficiente di volontari disposti a sacrificarsi in piena estate per la “ditta”. Tutto lascia capire dunque che la politica si ritira da questo tipo di iniziative destinate a diventare sempre più momenti di puro intrattenimento, che non comprende però la passione dei pensionati per le partite di briscola. È almeno un decennio del resto che le Feste dell’Unità stanno passando di moda. Colpa della scarsità di militanti, della disaffezione alla politica, del fatto che i dibattiti sono autoreferenziali, del quadro politico talmente confuso che l’iscritto non capisce più la “linea” (e come potrebbe visto che probabilmente nemmeno Schlein ha delle certezze in merito?).
Un anno fa fece notizia l’annullamento della Festa dell’Unità di Fiesole e furono in molti a scrivere che un mondo stava finendo, riconoscendo che molti esponenti di partito erano costretti a parlare a file di sedie semivuote. Ci voleva un big, insomma, per animare la partecipazione. Oppure un’attrice, un personaggio della tv, un comico. Meglio virare allora su serate danzanti: è lo stesso manifesto che pubblicizza la Festa democratica a recitare “canta, balla, divertiti: ti aspettiamo”. Lo spazio di partecipazione che il partito può offrire ha ormai questo orizzonte e certo non è una buona idea litigare con gli anziani, i più interessati magari alle cover di sconosciuti gruppi musicali o al coniglio al forno (c’è anche la paella in omaggio al compagno Sanchez). Intendiamoci: la crisi della militanza è trasversale e non interessa certo solo il Pd, Ma le feste politiche dovrebbero basarsi sul confronto più che sull’autopromozione, magari è questa l’unica via per salvarle dall’oblio.