D’altronde l’allarme (e proprio a Roma) l’aveva lanciato addirittura la procura a metà estate: i maranza si sono radicati nel centro, agiscono in maniera organizzata, partono «dal Colosseo ogni notte», sono per lo più ragazzini di seconda generazione (e spesso di origini egiziane), quella tra Largo di Torre Argentina e Campo de’ Fiori, da Trastevere al Pantheon, sta diventando una terra di nessuno. Adesso la prefettura corre ai ripari.
AGGRESSIONI E FURTI
Troppe aggressioni, troppi scippi e troppe rapine: l’unica è tornare a quelle zone rosse (che il Pd del sindaco Roberto Gualtieri, l’anno scorso, aveva così tanto criticato), a quelle “cinture di protezione” con controlli più serrati e puntuali, documenti -per -favore, contro teppisti e baby gang. Si stringe il cerchio sul centro della capitale, inserendo ora anche l’area dei Fori imperiali e la collina del Campidoglio, il Colosseo meta turistica e simbolo di una città che non può arrendersi alla violenza di strada.
L’ultimo provvedimento del prefetto estende il rafforzamento della sorveglianza all’Esquilino e a San Lorenzo: per la verità la misura è scattata già da qualche dì (è diventata ufficiale il 24 di agosto, lunedì scorso) ma resterà operativa per i prossimi quattro mesi e riguarderà anche la zona attorno alla fermata della metro C (appunto) davanti all’Anfiteatro Flavio. Non a caso è nato tutto lì.
Il 2 luglio passato, in una notte già caldissima di balordi e bagordi, quando un gruppo di giovanissimi ha cominciato a sparare petardi e fuochi d’artificio in mezzo alla gente che cercava di scansarsi per non farsi del male. Solo che all’arrivo della polizia locale, i bulletti di turno, anziché dileguarsi, si son messe a circondare le pattuglie, a prendere di mira le macchine con calci e pugni: qualcuno ha persino provato ad aprire un’auto probabilmente per portarsela via. Il tutto è finito prima su TikTok, in uno di quei video smargiassi un po’ presa per i fondelli delle istituzioni e un po’ spacconata da social network, e poi in commissariato: con denunce, provvedimenti e fermi (per resistenza e danneggiamento).
Quel Colosseo sfregiato (non in senso letterale, almeno: ma fa differenza?) con scene di prepotenza e di guerriglia improvvisata, coi turisti presi di mira, con una situazione che non può diventare fuori controllo perché è e resta la principale cartolina del Paese Italia: il monumento più visitato, più fotografato, più conosciuto. Fa bene, quindi, il prefetto Lamberto Giannini, e fa bene anche il questore Roberto Masucci (che è il primo a sollevare la questione), a imporre una stretta.
Nelle “zone a tutela rafforzata” (o “zone rosse” che dir si voglia) le forze dell’ordine possono allontanare chi, negli ultimi cinque anni, è stato denunciato per alcuni delitti, oppure chi tiene comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti. Risolveranno la situazione? Toccherà vedere, quel che è certo è che sono senza dubbio un segnale, un deterrente, un argine che prima non c’era.
L’ALLARME DELLA PROCURA
La fotografia che scattavano i magistrati romani esattamente un mese fa, tra l’altro, era quella di un’urbe alle prese con un fenomeno fin troppo strutturato (e venuto alla luce proprio coi fatti del 2 luglio): l’appuntamento al Colosseo ogni sera, la divisione in piccoli gruppetti per le vie del centro storico, «tre o quattro colpi per volta», quasi sempre ai danni di turisti che vengono accerchiati all’uscita dei locali o dei ristoranti, minacciati e aggrediti, i bottini fatti di collanine d’oro, gioielli e telefonini di ultima generazione, quei blitz che durano pochi minuti ma che non per questo non possono che essere considerati «veri e propri fenomeni criminali», attuati persino con «spregiudicatezza e dispregio delle regole del vivere civile», per non considerare «l’atteggiamento apertamente oppositivo alle forze dell’ordine».
Le notte dei maranza romani parlano di uno scenario «in allarmante crescita» (parola dei pm), che vede «condotte delittuose di giovani egiziani» e una «criminalità predatoria» sempre più diffusa.