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Lavitola, bomba di Chimutengo: "Ha fatto un attentato anche contro di me"

di Giancarlo Di Canio lunedì 14 settembre 2026

3' di lettura

«Quando Valter si arrabbia ricorre alle minacce... In passato era già stato fatto il nome di Gomes; a gennaio la mia macchina è stata sabotata, poi trovo certi messaggi e successivamente scopro pagamenti a persone coinvolte. In questa vicenda ci sono elementi che messi tutti assieme mi preoccupano». A parlare è Benjamin Chimutengo, imprenditore ed ex socio di Valter Lavitola, raggiunto in Zimbabwe dalle telecamere de Lo Stato delle Cose, la trasmissione di Massimo Giletti di nuovo in onda su Rai 3 da questa sera. Nell’anticipazione dell’intervista esclusiva realizzata dal giornalista e direttore di MOW (mowmag.com), Moreno Pisto, fatta circolare ieri, Chimutengo accende i riflettori su personalità e ruolo di Clesio Gomes Tavares, intermediario e factotum del faccendiere indagato in quanto reo confesso di essere il mandante dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.

Nell’intervista in realtà Chimutengo condivide con i microfoni di Rai 3 ben più che una preoccupazione. Cita carte e messaggi che sarebbero stati scambiati da Lavitola con il suo avvocato nei quali proprio il faccendiere chiederebbe al legale di verificare se un presunto agente di polizia è disposto ad «occuparsi della situazione creatasi con Benjamin»: a fronte della richiesta, in un altro messaggio, il legale risponderebbe che ci sarebbe un agente di polizia pronto ad occuparsi di Chimutengo, in cambio di 30mila dollari. Il racconto è un po’ confuso ma giustifica a sufficienza tutte le ansie dell’imprenditore, convinto che Lavitola avrebbe progettato di farlo uccidere.

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Del resto, risulta agli atti una denuncia alla polizia relativa al tentativo di sabotaggio all’auto di Chimutengo risalente al mese di gennaio, individuato casualmente dal suo giardiniere mentre puliva la vettura. L’auto era stata manomessa modificando i rapporti tra tubo di scarico e serbatoio: dopo un uso prolungato sarebbe bastata una scintilla per far esplodere tutto. Ci sarebbero insomma motivazioni concrete e cogenti alla base della trasformazione dell’imprenditore africano da partner d’affari a grande accusatore di Lavitola, del quale ha fatto in tempo a individuare tanti vizi: «Valter non riesce ad affrontare una discussione senza tirare in ballo la minaccia di Gomes - spiega -. Quando è arrabbiato minaccia».

E questo sarebbe accaduto nell’intricata vicenda che avrebbe tra l’altro visto Chimutengo convocato dai servizi di sicurezza dello Zimbabwe con l’accusa di aver sottratto tre milioni di dollari. Alle avances dei servizi Chimutengo avrebbe risposto lasciando ipotizzare possibili manovre relative ad un tentativo di riciclaggio di denaro da parte del faccendiere e del suo braccio destro, Gomes Tavares, in relazione al business del carbon credit in Africa. Pane per i denti della Procura e della Direzione Distrettuale Antimafia impegnata a ricostruire la rete dei flussi finanziari forse non limpidissimi che ruotavano attorno al personaggio Lavitola.

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Al centro dell’intrigo - stando a quanto emergerebbe dalle dichiarazioni di Chimutengo - un ruolo di primo piano spetterebbe infine a Tariro Martha Shoco, indicata come la legale di Lavitola in Zimbabwe, che più fonti indicano come figura chiave all’estero delle triangolazioni, dei trasferimenti di denaro e della schermatura di capitali riconducibili ai canali finanziari del faccendiere. Sul tappeto ovviamente anche il potenziale affaire da 300 milioni di dollari che avrebbe dovuto essere partecipato da Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, i due manager di Urban Vision che assieme detengono il 50% della società Neutralia, titolare di un colossale progetto sui carbon credits, in particolare in Camerun. «Ho i documenti per provare cosa stava accadendo, sono un testimone: se sparisco io non ne resta nessun altro. Per questo credo tutt’ora che ci sia la possibilità di un attentato alla mia vita - dice Chimutengo in chiusura della sua intervista - Non cerco soldi ma la giustizia deve fare il suo corso».

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