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Le telefonate di Chiesa:

«Dobbiamo rubare a manetta»
di Fabio Cortisabato 4 aprile 2009
Le telefonate di Chiesa:

1' di lettura

 La truffa era ben congegnata: barare sul peso dell'immondizia raccolta per ottenere pagamenti maggiorati dalle amministrazioni. Il ruolo di Mario Chiesa era semplice quanto decisivo, dato che toccava a lui procacciare appalti per le ditte di smaltimento Solarese e Sem. Chiesa, già arrestato per tangenti all'epoca di Mani pulite (il suo arresto diede il via a Tangentopoli) si preoccupava sovente di "tenere a bada" i propri soci, quando questi esageravano coi rincari, per evitare di essere scoperti.  La Procura di Busto Arsizio (Va) ha intercettato per settimane le sue conversazioni: «Sui pesi continuano a rubare (diceva riferendosi ai camionisti che portano i rifiuti in discarica)» e un complice confermava: «E certo, fanno 102 anziché 66: c’è troppa differenza». Lo stesso Chiesa, al momento di risollevare "i conti" del sodalizio, esortava i collaboratori: «Qui dobbiamo rubare a tutta manetta, altrimenti non rientriamo più».