A margine di una visita ai cantieri del Pigneto, il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini interviene sugli ultimi sviluppi legati all'inchiesta sull'attentato a Sigfrido Ranucci. “Io penso che, gli italiani meritino chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi, tra Ranucci e Lavitola, che erano rapporti costanti, amichevoli, evidentemente però qualche problema c'è stato, ecco io penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda, fino a che non verrà fatta totale e assoluta chiarezza”. “Io non penso - ha aggiunto - che gli italiani debbano pagare lo stipendio a qualcuno che è coinvolto in una vicenda torbida. Uscivano a pranzo, sicuramente non è stato lui, ieri vanno a Monteverde e lo arrestano, cercano mandanti scappati in Africa. Io penso che, ripeto, coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura, preoccupante, debbano prendersi una pausa. Quindi basterebbe togliere lui? No, ma io non ce l'ho con lui, però in questo momento io e lei lo stiamo pagando. Adesso emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante; ecco, fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, io ritengo che sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso".
Trentuno chili di sostanza stupefacente tra cocaina e hashish, nascosti all'interno di un'abitazione attrezzata con un sistema di videosorveglianza e utilizzata come vero e proprio deposito della droga. E il bilancio dell'ultima operazione condotta dalla Polizia di Stato a Pomezia (Roma), che ha portato all'arresto di tre persone. Secondo una prima stima, lo stupefacente avrebbe potuto fruttare diversi milioni di euro una volta immesso sul mercato dello spaccio.
Un canale televisivo gestito dagli Houthi ha trasmesso un video in cui si mostravano, secondo quanto affermato, le conseguenze di un attacco aereo saudita contro una prigione nel nord dello Yemen, mentre i ribelli sostenuti dall’Iran accusavano l’Arabia Saudita di aver ucciso sette persone, tra cui un bambino. Le immagini, trasmesse da Al-Masirah, mostrano un edificio crollato, macerie e lastre di cemento frantumate sparse sul terreno. Per rappresaglia, gli Houti avrebbero poi colpito obiettivi in Arabia Saudita.
I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Sassari hanno arrestato persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio volontario premeditato in concorso e detenzione e porto illegale di armi. L’attività investigativa ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine alla ideazione, progettazione ed esecuzione dell’omicidio di un soccorritore del 118, commesso a Buddusò (SS) la notte del 7 agosto 2025. Gli accertamenti hanno permesso di delineare le responsabilità dei presunti mandanti, i quali, a seguito di dissidi di natura personale, sia di carattere sentimentale che professionale, avrebbero commissionato il delitto a due esecutori materiali dietro il corrispettivo di una somma di denaro di circa 15 mila euro. Durante le fasi dell’indagine, i Carabinieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e analizzato le immagini di impianti di videosorveglianza riuscendo a individuare l’autovettura utilizzata la notte dell’omicidio dai presunti autori materiali per raggiungere il comune di Buddusò e per dileguarsi dopo l’azione omicidiaria. I successivi accertamenti hanno consentito di individuare sia i due presunti mandanti sia i due materiali esecutori del delitto.
Un 35enne già noto alle forze dell’ordine è stato fermato dai Carabinieri di Scampia, a Napoli, gravemente indiziato di tre rapine ai danni di donne anziane. Il presunto rapinatore avrebbe agito anche negli ascensori, minacciando le vittime con una pistola giocattolo e sfruttando momenti in cui non potevano fuggire. Le rapine, avvenute tra il 27 agosto e il 2 settembre, hanno coinvolto donne tra i 63 e gli 83 anni, alcune delle quali sono rimaste ferite durante le aggressioni. Decisive per identificarlo sono state le immagini delle telecamere: tatuaggi, abbigliamento, scarpe e orologio hanno permesso ai militari di collegarlo ai diversi episodi. Fermato nel Parco dei Ciliegi, è stato trovato con una pistola giocattolo e 1.145 euro in contanti ed è stato portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida.