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Mezzo Pdl vuole la testa del prof

Nel partito molti insoddisfatti per la manovra del governo tecnico: Napoli, Bondi e Sacconi in prima fila. Silvio vuole evitare sorprese in aula

Andrea Tempestini
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Nel pomeriggio di lunedì Mario Monti comincerà il suo tuor Parlamentare e presenterà la stangata prima alla Camera e poi al Senato. Il Professore dovrà cercare di convincere anche il Pdl di Silvio Berlusconi, che seppur orientato ad accordare la fiducia al pacchetto lacrime e sangue comincia a dover fronteggiare la crescita di una fronda interna contraria al provvedimento. In prima fila c'è Osvaldo Napoli, il vicepresidente dei deputati del Pdl, che chiede di pensarci bene prima di dire sì a tutto il paccehtto: "Una manovra tre quarti tasse e un quarto tagli è un cocktail micidiale". La fronda - Il segretario Angelino Alfano, da par suo, resta convinto del fatto che alternative non ce ne siano e si limita a sottolineare la sua soddisfazione per aver salvato l'aumento delle aliquote Irpef: "Non esiste un'alternativa tra una manovra leggera o una pesante". Eppure non la pensano così tutti quanti, tra gli azzurri. Sandro Bondi, per esempio, spiega che la manovra "è sbilanciata sul piano delle tasse". Margherita Boniver parla di "randellata fiscale. Non ci voleva un governo elitario per aumentare le tasse, lo poteva fare perfino l'uomo della strada", ha commentato ironica. Anche Maurizio Sacconi non digerisce il pacchetto di misure: "Un grande partito è tenuto a comportamenti responsabili, ma turarsi il naso e votare non significa chiudere gli occhi sugli squilibri di questa manovra, tutta tasse, pensioni e ben poca crescita". Formigoni e Gelmini - Tra i meno critici si contano il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, soddisfatto perché non ci saranno tagli alla sanità e al trasporto pubblico. "E' una manovra di sacrifici, lo sapevamo, distribuiti su varie categorie di pesone, sulle istituzioni". Stesso registro quello dell'ex ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: "E' una medicina amara, che da un lato contiene molti degli impegni che il governo Berlusconi aveva già assunto, di fronte alle istituzioni europee, dall'altro aggiunge ulteriori interventi, resi più dolorosi dall'aggravarsi della crisi in queste ultime due settimane. Ma il Pdl non cambia certo strada - anche se larga parte del suo elettorato paga un pesante tributo alla responsabilità nazionale - dopo aver dato fiducia e coraggio all'impegno di Monti per portare l'Italia fuori dalla crisi". L'appello di Maroni - E in un contesto teso si fa sentire anche l'appello di Roberto Maroni al Pdl: "Mi auguro un ravvedimento operoso del partito", ha spiegato l'ex ministro intervistato da Radio Padania. "Non vedo come si possa votare la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa da parte degli stessi parlamentai che l'avevano eliminata e non vedo come si possa votare una manovra che affossa il turismo, che reintroduce i bolli che avevamo abolito". Per Maroni la manovra è "la sconfessione di tutto quello che si è fatto in questi tra anni e mezzo".

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