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Mario Calabresi attaccato da sinistra: "Sono sempre loro...", che imbarazzo

di Enrico Paoli domenica 13 settembre 2026

4' di lettura

Ad aspettarlo c’è Nicola Fratoianni. Il leader di Avs è appena sceso dal palco della Festa de L’Unità di Milano dove è stato intervistato sui massimi sistemi, la sua specialità. «Ciao Mario, come stai?». Mario Calabresi saluta, fra i due c’è una certa confidenza, ma si capisce che il problema dell’aspirante sindaco di Milano - uscendo da Chora media ha scelto di entrare nella corsa per Palazzo Marino, storica sede del comune milanese - è il crocchio di giornalisti che lo ha preso d’assalto. «Non parlo qui, parlo solo dal palco, degli ultimi e dell’esperienza di don Ciotti».

Poi, però, il muro cede. Solo una crepa, certo, ma indicativa del clima e dell’idea che muove Calabresi in questa avventura. «Le elezioni sono a maggio dell’anno prossimo, se facciamo tutti i giorni così...». Eppure Mario dovrebbe essere abituato al circo, mediatico, all’assalto dei cronisti, in fondo lo ha governato e guidato, prima all’Ansa, poi alla direzione di Stampa e Repubblica. Ma stare dall’altra parte della barricata fa un certo effetto. «Bisogna fare le cose con tranquillità e con calma non c’è nessuna fretta», ha ribadito, «si possono fare le cose per bene, io sono venuto qua stasera per fare un incontro con don Ciotti perché ci tengo al tema degli invisibili». Temporeggia, insomma, Calabresi; eppure a scendere in campo - di fatto auto-candidandosi - è stato proprio lui.

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A chi gli ha parlato di primarie ha risposto dicendo che gli «piace far le cose per bene e non in modo frettoloso». A chi gli ha fatto notare che su di lui c’è aspettativa Calabresi ha riposto con pacatezza: «Va bene, ma infatti sono qui e parlo». Le aspettative, certo. Che la festa sia per lui è fuori dubbio, anche se il clima è più di curiosità che di acclamazione. La sala è piena come mai nelle serate precedenti.

Ma è altrettanto fuori dubbio la presenza del convitato di pietra, ovvero quella sinistra che accuso suo padre di essere l’assassino di Pinelli. Mario, quella storia, l’ha raccontata nel libro Spingendo la notte più in là dove descrive minuziosamente le colpe di una sinistra cieca e sorda alla verità: il commissario Calabresi non uccise Pinelli, ma per tanti il colpevole era lui, il padre di Mario, alla quale il giornalista oggi è pronto a chiedere i voti. «Da quel libro ne è uscito fuori anche uno spettacolo teatrale», ricorda Calabresi a Libero, dimostrando come la materia sia ancora viva, tutt’altro che sedimentata. Ma quelli di allora sono ancora quelli di oggi? Chiediamo a Mario mentre sta per mettersi a sedere ad uno dei tavoli del ristorante della festa. Calabresi volge lo sguardo altrove, una sospensione temporale molto significativa e poi consegna al cronista un laconico: «Si, si», che dice molto ma non tutto. Non alza il sipario sul convitato di pietra, lasciandolo in quinta. Perché, a Milano, fra sinistra radicale e centri sociali, l’area antagonista e i pro-Pal, senza tralasciare una zona grigia contigua al Pd, sono in tanti a odiare la polizia, amando la piazza e le proteste. Calabresi dovrà fare i conti anche con questi soggetti, che votano, ammesso vadano ai seggi. Ed è su questo particolare che, prima o poi, dovrà una risposta, scrivendo un capitolo nuovo del suo vecchio libro.

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Milano, in questo, è ancora una città sospesa, dove un certo passato non è mai passato davvero, continuando a “inquinare” il presente. Non farci i conti resta un problema per tutti, soprattutto nei salotti della sinistra che muove le pedine e sposta i voti. Il giornalista è arrivato alla Festa de L’Unitá cittadina, che si chiude oggi, con la moglie Silvia Nucini e ha cenato in mezzo ai militanti, accanto alla presidente del Consiglio comunale dem Elena Buscemi e la presidente del Municipio 8 Giulia Pelucchi. Lo hanno poi accolto alla festa i segretari del Pd di Milano, Alessandro Capelli e la segretaria lombarda Silvia Roggiani.

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Alla Festa c’erano anche quelli che potrebbero essere i suoi sfidanti alle primarie (se ci saranno): il capogruppo Pd in Regione Pierfrancesco Majorino e la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo. Loro da mesi promettono discontinuità in caso di vittoria. Calabresi, invece, fianco a fianco con don Ciotti, elogia il lavoro svolto dalle giunte Pisapia e Sala a sostegno dei più fragili. Una presa di posizione sul welfare che ha suscitato l’applauso spontaneo della sala. E le primarie sono l’altro fantasma dell’opera del centrosinistra. «Primarie a Milano percorso obbligato? Per noi non c’è niente di obbligato, mai. L’unica cosa che considero obbligata è la definizione di una proposta chiara e di un profilo della coalizione», afferma il segretario di Avs Fratoianni.

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