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Alessandro Sallusti a Otto e mezzo, lo scontro con Travaglio sulla prescrizione: "Lo dice la Costituzione"

Giulio Bucchi
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Un leone nell'arena. Alessandro Sallusti, a Otto e mezzo, deve vedersela con Marco Travaglio e Massimo Giannini. In studio da Lilli Gruber si parla di prescrizione: il direttore del Fatto quotidiano è un ultrà della riforma Bonafede, tanto da sembrarne l'ispiratore se non addirittura  il ghost writer. L'editorialista di Repubblica è più cauto e ne fa sostanzialmente una questione politica: "Entra in vigore fra 3 anni, non c'entra nulla la barbarie e il garantismo. È tutta tattica, ma nessuno dei due contendenti si può permettere di far cadere il governo".  Leggi anche: Bonafede bocciato da tre procure. Senaldi: il ministro deve lasciare Sallusti dà voce invece a chi è contrario alla riforma che abolisce la prescrizione. "Penso che Matteo Renzi (l'unico nella maggioranza a opporsi, ndr) sia nel giusto. Non perché lo dico io. Perché lo dice la Costituzione, che garantisce il diritto ad avere un processo entro dei tempi certi", spiega Sallusti. La faccia di Travaglio, con un sorriso incredulo e gli occhi sbarrati, è tutto un programma. E si rabbuia quando il direttore del Giornale lo chiama in causa personalmente: "Da una parte abbiamo Bonafede, Davigo e Travaglio che dicono che questa riforma è un toccasana, dall'altra abbiamo gli avvocati, una parte dei magistrati, la maggioranza parlamentare che la giudicano ingiusta, incivile e anticostituzionale. Non metto in dubbio le competenze di Bonafede, Davigo e Travaglio, ma la sproporzione dei giudizi è tale da farmi propendere per i secondi".

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