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La Boldrini a Gaza fa lo spot ai terroristi

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Visita la Striscia ed elogia l'agenzia Onu per i palestinesi. La stessa per cui lavoravano estremisti di Hamas e bombaroli

Ignazio Stagno
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Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, nei giorni scorsi, ha convocato gli ambasciatori di Francia, Italia, Gran Bretagna e Spagna affinché chiarissero la posizione dei loro Paesi sul conflitto israelo-palestinese. A Gerusalemme hanno, come dire, il sospetto che non siano molto equilibrate. E in effetti non hanno tutti i torti.  Per sapere qual è la situazione italiana, al ministro  sarebbe bastato leggere il Corriere della Sera di ieri, in particolare l'articolo che riportava le brillanti dichiarazioni di Laura Boldrini dopo la visita nella Striscia di Gaza. Dove, immaginiamo, ha potuto sfoggiare almeno una kefiah. Ne ha di bellissime, l'hanno fotografata mentre le usava in montagna, durante una passeggiata.  Titolo del Corriere: «I palestinesi vogliono più Europa». Allora fateli entrare nella Ue, e che la facciano finita. Vediamo se rispettano il vincolo del 3 per cento e si fanno comandare dalla Merkel.  Ma il meglio, dicevamo, sono le parole della Boldrini. Dopo essere stata ricevuta in Israele, ha deciso di farsi in girettino a Gaza: una gita fuori porta. I palestinesi erano felicissimi della sua presenza. Infatti quando hanno saputo del suo arrivo, giovedì, hanno festeggiato sparando cinque missili contro le città israeliane. Son gente allegra. Giunta sul posto, la Boldrini ha incontrato i rappresentanti di alcune agenzie di cooperazione internazionale, poi ha espresso un profondissimo concetto: «È come entrare in un altro mondo, a soli sessanta chilometri dalla sofisticata Tel Aviv». Ma dai, non l'avremmo mai pensato. Eravamo convinti che a breve, a Gaza,  avrebbero aperto una succursale di Disneyland.    Poi, la fulminante conclusione di Laura: «Si sopravvive solo grazie agli aiuti dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, e sono essenziali anche gli interventi della cooperazione italiana. Questa situazione intollerabile alimenta la rabbia». La marchetta alle Nazioni Unite era dovuta. Dopo tutto, la Boldrini ha lavorato per una vita nell'agenzia che si occupa dei rifugiati, un po' di affetto per i vecchi collegi ci sta, non siate gretti.  Comunque, per fortuna, grazie all'Unrwa c'è pure qualcuno che sopravvive. Perché succede pure che - per mano degli estremisti palestinesi che l'agenzia Onu ha coperto -  qualche israeliano ci rimetta le penne. I meriti dell'Unrwa, del resto, sono universalmente noti. Nel 2004, l'allora commissario generale dell'agenzia Peter Hansen ammise candidamente che l'Unrwa pagava membri di Hamas. Su internet si possono gustare i video che mostrano uomini armati di mitra salire su un'ambulanza delle Nazioni Unite per fuggire dopo un'azione. In un altro filmato si vede un palestinese scappare dopo aver fatto partire un colpo di mortaio dal cortile di una scuola dell'Onu.  Nei medesimi istituti troviamo bambini che intonano dolci canzoncine inneggianti ai martiri e disegnano guerriglieri armati e avvolti nella kefiah. Come la Boldrini. Nelle scuole dell'Unrwa, per dire,  insegnava Awad al Qiq, docente di scienze che coltivava, nel tempo libero, un innocuo hobby: la costruzione di bombe per la jihad islamica. Che volete, ognuno si svaga come può. L'hanno ammazzato nel 2008 mentre si dedicava alla  produzione di missili. Come ricordava il Foglio non molto tempo fa, per l'Unrwa lavorava Nahed Rashid Ahmed Atallah, altro simpaticone. In Italia abbiamo avuto politici che si facevano scarrozzare dalle ambulanze per andare nelle trasmissioni tv. Costui le utilizzava per far circolare armi e dare passaggi ai suoi amici terroristi, che faceva espatriare grazie al suo lasciapassare. La lista dei dipendenti potrebbe continuare con Said Sayyam, già ministro dell'Interno di Hamas, uno con la passione dei rapimenti di soldati israeliani. Già, fortuna che a Gaza c'è l'Unrwa, altrimenti sai che rottura difendersi da soli dagli attacchi di Israele? La Boldrini si è impegnata a scrivere una lettera alla ministra degli Esteri Emma Bonino «per informarla di quanto ho visto e per attivare l'attenzione sugli ambiti più critici». Cos'è, a Gaza  hanno finito le bombe? Magari la Bonino, la prossima volta che passa dai suoi amici iraniani (quelli che l'hanno amorevolmente accolta a dicembre), si fa lasciare un paio di testate nucleari. Poi, se son troppo pesanti da trasportare a mano, al massimo si chiama un'ambulanza. Una dell'Onu, che fa più figo. di Francesco Borgonovo

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