"Sono un anarchico tendenzialmente insofferente alle regole". Già su queste parole di Marco Travaglio verrebbe da ridere. Ma come, il giornalista giudice più amato e coccolato dalle Questure e dalle Procure d'Italia, il beniamino dei pm "cavallo pazzo"? Il direttore del Fatto quotidiano però lo assicura e porta questa testi come garanzia di condotta morale: "Per questo non mi iscrivo a nessun partito e non mi candido in nessun partito". Leggi anche: "A processo, poi...". Travaglio la combina grossa: scagiona in diretta Salvini sulla Gregoretti Viene però un sospetto: non è che dalla tolda di comando del Fatto, la più formidabile macchina di propaganda grillina (ben oltre il Movimento, qua si parla di ideologia tout-court), Travaglio non abbia nemmeno bisogno di candidarsi per fare politica e condizionarne gli esponenti?