Speranza della sinistra

Patrick Zaki, false accuse agli ebrei: fa sparire il video, ma niente scuse

Lorenzo Mottola

Accusa gli israeliani di omicidi commessi da palestinesi, festeggia per la liberazione di aspiranti martiri della jihad e celebra sui social i messaggi dell’uomo che lo ha voluto in carcere per reati politici, ovvero il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Patrick Zaki è chiaramente in stato confusionale, anche se questo lo giustifica solo in parte. Il ragazzo per la cui liberazione l’Italia (e in particolare il Pd) ha lanciato una lunga campagna diplomatica è una fonte inesauribile di delusioni. Gira per il paese per presentare il suo libro accolto come una star, a sinistra vagheggiano di sue future candidature e lui vorrebbe fare della difesa dei diritti civili il suo lavoro. E intanto insiste con dichiarazioni che sembrano uscite dall’ufficio stampa del “Parlamento” di Gaza. 

L’ultima svista di Patrick riguarda un episodio di cronaca nera. Su tutti i siti d’informazione israeliani circola un video girato a Lod, vicino al confine con la Cisgiordania, di un uomo che si accanisce a coltellate su una donna incinta. Sia la ragazza che il feto sono morti in seguito all’attacco. E così Zaki, forse in un goffo tentativo di pareggiare i conti con quanto successo a Gerusalemme, dove due terroristi legati ad Hamas hanno aperto il fuoco su una donna incinta, ha pensato di diffondere il filmato su Instagram, spiegando che si trattava del crimine di un israeliano.

Peccato che non fosse vero niente: l’assassino è un altro palestinese, si tratta di un classico femminicidio maturato in ambito domestico. Un caso abbastanza comune nella comunità locale, dove solo quest’anno sono state più di duecento le donne morte in simili contesti. Più del doppio dei casi italiani. L’errore di Zaki, comunque è stato notato abbastanza in fretta da un giornalista de Linkiesta, che gli ha segnalato il falso commentando il post. E il messaggio è scomparso da Instagram. Senza scuse. In questi giorni, d’altra parte, Patrick è molto attivo sui social. Tra le tante notizie da Gaza e dintorni, ha pubblicato anche alcuni video delle “prigioniere” palestinesi liberate, per esempio il ritorno a casa di una ragazza, Shorouq Dwayyat, che da 8 anni si trovava in una galera israeliana. E per non scontentare nessuno ha perfino segnalato la foto di un ostaggio israeliano restituito alla sua famiglia. C’è da rilevare che mentre la prima era stata condannata per aver accoltellato due uomini a caso a Gerusalemme dopo aver annunciato su Facebook di voler morire per la jihad, il secondo è stato prelevato da Hamas mentre si trovava a casa sua. Dettagli…

 

La striscia delle stranezze continua con il messaggio di Al Sisi di cui parlavamo. Queste le parole del presidente egiziano che Zaki ha rilanciato sui social network: «Non permetteremo che la questione palestinese sia liquidata, e ciò che sta accadendo a Gaza non è un’azione militare contro Hamas, bensì dei tentativi di deportare i residenti della Striscia di Gaza fuori da Gaza». Detto in altre parole, l’uomo che non ha voluto stringere la mano a Giorgia Meloni, presidente del Consiglio di un paese che si è lungamente speso per liberarlo, non si fa problemi a condividere i pensieri dell’uomo che lo ha lasciato a marcire in galera per anni per aver contestato il suo regime politico. Un tipo curioso, Patrick, che siamo sicuri continuerà a darci ancora una valanga di delusioni.