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Gaia Tortora contro Travaglio: "Inutili terrorismi"

di Redazione martedì 6 gennaio 2026

2' di lettura

Gaia Tortora, vicedirettrice del TgLa7, contro Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano. Al centro il referendum sulla riforma della Giustizia. Riferendosi all'editoriale di Travaglio comparso oggi sul Fatto, la giornalista in un post su X ha scritto: "Caro Travaglio, ho letto il tuo editoriale di oggi sul caso Tortora e referendum giustizia. Sono una 'congiunta'. L'unica direi. Raccogliete le vostre firme e lasciate decidere i cittadini senza alterare le cose. Come l'inutile editoriale che hai vergato".

E ancora: "La congiunta qui presente non ha mai usato il caso Tortora per esprimere il suo Si convinto. Anche se in alcune parti ci sarebbe stato. Di sicuro i magistrati che massacrarono mio padre non sarebbero stati promossi. I cittadini sapranno ragionare di testa loro senza inutili terrorismi".

Nel suo articolo, in particolare, Travaglio, facendo riferimento a uno dei più clamorosi casi di malagiustizia, quello che ha coinvolto proprio il padre di Gaia, il giornalista Enzo Tortora, ha scritto: "Il mantra è che, separando le carriere, non avremo più un 'caso Tortora'. E il guaio è che lo raccontano anche i congiunti del presentatore. Enzo Tortora, accusato da alcuni pentiti, fu indagato e arrestato nel 1983 per associazione camorristica e traffico di cocaina in un’indagine affidata col vecchio Codice da due pm antimafia di Napoli (requirenti) a un giudice istruttore (giudicante). Dopo 7 mesi di custodia cautelare, ottenne i domiciliari. Nel 1984 fu eletto eurodeputato con i Radicali, uscì di prigione grazie all’immunità e nel 1985 affrontò da libero il maxiprocesso alla Nuova Camorra Organizzata". 

E ancora: "Condannato dal Tribunale a 10 anni nel 1985, si dimise dal Parlamento europeo e tornò ai domiciliari. Nel 1986 fu assolto in appello e nel 1987 la Cassazione confermò la sentenza in via definitiva. Se le carriere fossero state separate e fosse vero che i magistrati si danno ragione a vicenda perché appartengono alla stessa 'famiglia', i giudici di appello e di Cassazione mai avrebbero osato contraddire il collega giudice istruttore che aveva arrestato e rinviato a giudizio Tortora; e men che meno i tre colleghi giudici di primo grado che l’avevano condannato. Seguendo la 'logica' dei separatisti, il presentatore sarebbe stato condannato anche in secondo e terzo grado. Spacciato da Meloni, Tajani&C. per uno spot al Sì, il caso Tortora è un formidabile spot al No".

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