Carola Rackete
Klaus Störtebeker nacque intorno al 1360, probabilmente in Sassonia. Il nome deriva dall’espressione Stürz den Becher, svuota il boccale (si dice scolasse un boccale di birra in un sorso solo). Divenne il pirata più temuto del Mare del Nord e del Baltico, terrore della Lega Anseatica. Attaccava le navi mercantili, distribuiva parte del bottino ai poveri. Il Robin Hood tedesco. Nel 1401 fu catturato ad Amburgo e giustiziato insieme a settanta compagni. Secondo la leggenda, camminò decapitato lungo la fila dei condannati: il borgomastro aveva promesso che avrebbe salvato tutti quelli che riusciva a superare senza testa. Il politico non mantenne la promessa. Störtebeker divenne leggenda: eroe dei poveri, nemico dei mercanti, martire del potere corrotto. La santificazione arrivò dopo la morte. Amburgo, la sua nemica e oggi città più libertaria della Federazione, gli ha dedicato una statua.
*** Carola Rackete è nata nel 1988 a Preetz, nello S c h l es w i g-H o lstein, il Land che confina con la Danimarca. Ha studiato navigazione, lavorato su navi di ricerca in Artide e Antartico. Nel giugno 2019 comandava la Sea-Watch 3, con 53 migranti a bordo soccorsi nel Mediterraneo. Dopo diciassette giorni di stallo al largo di Lampedusa, forza il blocco navale italiano e attracca urtando (volontariamente o involontariamente) una motovedetta della Guardia di Finanza. La arrestano, poi la liberano. La santificazione era già arrivata: i media l’avevano fatta eroina mentre era ancora in mare. Copertine, premi, candidature al Parlamento Europeo. La leggenda precedette i fatti invece di seguirli.
*** In “Land und Meer” Carl Schmitt scrisse una favola geopolitica per sua figlia in cui le raccontava, fra l’altro, che il mare produce un tipo umano irriducibile: fuori dalla legge continentale, sovrano per necessità, con un’etica tutta sua. Störtebeker era un pirata vero: violento, fuori dalla legge e senza bisogno di alibi. Rackete opera dentro una filiera che non controlla (ONG finanziate, rotte che coincidono con quelle dei trafficanti, un sistema mediatico pronto ad amplificare ogni gesto); soprattutto, Carola opera in un vuoto giuridico simile a quello di Klaus: decide unilateralmente lei chi ha diritto di sbarcare e dove. Chi è il pirata: chi viola le leggi per lucro o chi lo fa per umanità? Risposta semplice: siamo tutti corsari sul ponte delle nostre navi pronti all’arrembaggio, il vento in faccia, nel pugno il ferro. Le ragioni per lottare si equivalgono, non perché non esistano il bene e il male. Ma perché combattere ci piace più che vincere e avere ragione.