Nell’ultima puntata di Quarta Repubblica, talk di approfondimento di Rete4 condotto da Nicola Porro, si è tornati a parlare del caso Ramy Elgaml, giovane morto a Milano il 24 novembre 2024 a seguito di un inseguimento con la Polizia e ancora oggetto di indagine. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha chiesto il processo per l’agente alla guida dell’auto d’ordinanza coinvolta nell’incidente fatale, con l’accusa di omicidio stradale con "eccesso colposo nell'adempimento del dovere".
Sul caso si era espresso Franco Gabrielli, ex-capo della Polizia e oggi delegato alla Sicurezza e alla Coesione sociale del comune di Milano. Gabrielli aveva condannato la condotta dell’agente, a suo dire, reo di “un inseguimento non condotto nella modalità corretta. Anche perché ci sono pur sempre una targa e un veicolo. Esiste un principio fondamentale: la proporzionalità delle azioni che devono essere messe in campo per conseguire un determinato risultato. Posso addirittura utilizzare un’arma se è in pericolo una vita, ma se il tema è soltanto fermare una persona perché sta scappando, non posso metterla in una condizione di pericolo. È un elementare principio di civiltà giuridica”.
Ramy, calvario infinito per l'agente: "Omicidio stradale, ma...", come cambia l'accusa
Omicidio stradale ma per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". Cambia così l'imputazio...Nel salotto di Porro c’è Simonetta Matone, ex-magistrato e deputata alla Camera per la Lega, che non ci sta: “Le parole di Gabrielli sono incommentabili, era il capo della polizia e parole di questo genere gettano discredito soltanto su chi le pronuncia, perché non c'è nessuna possibilità di graduare i beni in gioco. La sicurezza è una piramide, al primo posto ci sta l'incolumità dei cittadini, messa a repentaglio da quei due che andavano dove andavano e come andavano; al secondo posto l'incolumità delle forze dell'ordine, perché non s'ha scritto da nessuna parte che bisogna mettere a repentaglio la loro vita, infatti vanno tutelati, è un pericolo anche per le forze dell'ordine quando si fanno quegli inseguimenti. Il paradosso è che si pretende, come pretendeva Gabrielli, che dinanzi al forzamento di un posto di blocco non si inseguano i soggetti, ma si inseguono le persone”.




