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Ilaria Salis e il pestaggio a Budapest, perché la Ue non la assolve

di Alessandro Gonzato giovedì 16 aprile 2026

3' di lettura

Bettino Salis, pardon, Bettina. Macché: è Ilaria Craxi. La santa patrona delle case altrui come il “Cinghialone”? L’aula di Strasburgo, che per un voto ha confermato l’immunità parlamentare al prodigio della Bonelli&Fratoianni, l’ha fatto – questa la motivazione in base a cui è stata presa la decisione di ottobre – non perché abbia escluso a priori la presenza della Salis ai pestaggi contro i neonazisti (ci arriviamo a breve), quanto perché contro di lei «c’è stato del fumus persecutionis», «elementi concreti dai quali si evince che l’intento alla base del procedimento giudiziario» era «quello di recare pregiudizio all’attività politica di Ilaria Salis in qualità di deputata al parlamento europeo». Insomma: c’era chi voleva nuocere alla sua reputazione e a quella dell’eurocamera.

Corsi e rimorsi storici: Craxi, due volte presidente del Consiglio però mai nelle grazie di Bonelli e Fratoianni – una macchia! – il 29 aprile del ’93 fu salvato dalla Camera, causa “fumus persecutionis”, da quattro delle sei autorizzazioni a procedere mosse dalla procura di Milano per presunti reati tra cui corruzione e ricettazione. Anche in quel caso ci sarebbe stato un accanimento contro lo storico segretario del Psi. Salis, senza l’immunità parlamentare, rischiava di tornare in carcere a Budapest dove – prima della liberazione dovuta all’elezione in Europa – era detenuta con l’accusa di aver preso parte a violenze, in compagnia della “Banda del martello”, contro attivisti di estrema destra. Atti eventualmente commessi prima di diventare onorevole, e questo il parlamento Ue l’ha riconosciuto, così come che non sarebbero rientrati nell’esercizio delle sue funzioni. E però, attenzione, «secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il parlamento dispone di un ampio potere discrezionale in ordine all’orientamento che intende attribuire alla decisione che fa seguito a una domanda di revoca dell’immunità, in considerazione del carattere politico che riveste tale decisione».

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Ma è lo stesso europarlamento, come dicevamo, ad ammettere che la Salis potrebbe non essere estranea al pestaggio: stando alle motivazioni – ieri è calata sulla notizia l’Adnkronos– Strasburgo dà per buona, pur non dicendo se sia vero o meno, l’accusa di Budapest per la quale «Salis si sarebbe recata in Ungheria per partecipare ad attacchi coordinati» contro militanti di estrema destra che si erano concentrati nella capitale ungherese per celebrare la Giornata dell’Onore, violenze commesse (non sappiamo se anche dalla Salis) tra il 10 e l’11 febbraio 2023. Sennonché l’eurocamera, e anche questo rientra nel “fumus pesecutionis”, contesta la parzialità della ricostruzione dei giudici, per i quali in quelle ore i militanti di estrema destra non si sarebbero macchiati di altrettanti crimini, tesi che – va detto – è stata smentita dai fatti di cronaca. Dunque, questa la sintesi, dato che alla sbarra sono finiti solo la Salis e altri due militanti di estrema sinistra, c’è stato un accanimento contro di lei, poi peraltro «sottoposta a condizioni e misure detentive dure nel corso del procedimento a suo carico».

L’aula di Strasburgo ha aggiunto: «Pertanto sembrano esservi dubbi che non è stato possibile dissipare in merito alle informazioni ricevute; e l’obiettivo alla base del procedimento e della conseguente richiesta sembra pertanto essere quella di mettere a tacere Ilaria Salis a causa delle sue opinioni politiche e del suo attivismo di lunga data, in particolare nell’opporsi alla commemorazione neonazista autorizzata ogni anno a Budapest, elementi che sono anche alla base del suo impegno e della sua attività politica in qualità di deputata al parlamento europeo». L’immunità della Salis è stata garantita dai 306 voti a favore contro i 305 contrari. Anche in Commissione Affari Giuridici, che aveva preceduto di due settimane la decisione definitiva, l’esponente di Avs si era salvata per un voto, 13 contrari alla revoca e 12 favorevoli: l’esito, in questo caso, era ininfluente ai fini della decisione successiva dell’aula, ma è in Commissione che la sinistra ha incardinato il concetto della persecuzione ai danni della paladina dei movimenti per le case.

Craxi ricevette le monetine fuori dall’hotel Raphaël. La Salis invece è stata trovata all’alba dalla polizia in un altro hotel, sempre a Roma: niente lancio di denaro né ceppi, ma la compagnia del suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, sennonché questo non è reato sebbene un europarlamentare non possa assumere “affetti stabili”. Può essere che quello con Bonnin sia instabile o che il Bonnin fosse lì perché non sapeva dove passare la notte. Nella stanza non è stato rinvenuto alcun fumus persecutionis.

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