Mai esultare troppo presto. Perché la fregatura è sempre dietro l’angolo. Una regola chiara a tutti gli sportivi, ma non a Ilaria Salis. Domenica l’eurodeputata di Avs, visti i risultati delle elezioni ungheresi, ha festeggiato sui social, postando una foto dove sorride mentre tiene in mano un cartello: «Goodbye forever, mr. Orbán?». Già, «goodbye forever».
A questo punto, però, la domanda è inevitabile: scusi, onorevole, ma se il “cattivone” Orbán non c’è più, se il suo “regime” è caduto, se l’Ungheria è di nuovo uno Stato democratico, non sarebbe giusto che lei si facesse finalmente processare dai giudici di Budapest per la presunta aggressione ad alcuni militanti di estrema destra? Ha sempre detto di essere innocente, perché, adesso, non certificarlo in tribunale?
Ilaria deve avere capito in fretta che la sua esultanza social si stava rivelando un boomerang. E ha provato a metterci una pezza. Prima spiegando, a “L'aria che tira” su La7, che ci vorranno «degli anni» perché l’Ungheria torni democratica.
Poi, a “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio1, rivelando che comunque il problema non si pone perché «la settimana scorsa mi è arrivata una carta dal tribunale ungherese in cui si dice che pongono termine al processo a mio carico». Caso chiuso, quindi? Eh, no...
Al di là della tesi bizzarra secondo cui l’Ungheria resterà non democratica per anni, va detto, e lo conferma l’interessata, che lo stop al processo è arrivato perché l’europarlamento ha confermato l’immunità. Ma si potrebbe ricominciare da capo. Basterebbe, magari, proprio rinunciare a questa benedetta immunità, visto che il reato contestato risale a prima della sua elezione a Bruxelles e il rischio di un processo non equo a causa della presenza di Orbán non esiste più. Forza, onorevole Salis, non si nasconda dietro un seggio...