Giorgio Locatelli si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Il cuoco, noto per essere uno dei volti di Masterchef, ha raccontato la sua lunga esperienza in Francia. "A Parigi ho sempre e solo lavorato con i francesi, quelli di vecchia scuola. Da loro ho imparato esattamente ciò che non devi fare quando mandi avanti un ristorante. E cioè umiliare le persone, in continuazione". Intervistato dal Messaggero, Locatelli parla di una sorta di "bruco nella testa che ti dice che non sei niente fin quando non hai lavorato in un tre stelle parigino. Volevo provare a me stesso che ero uno chef, non un cuoco".
Eppure l'esperienza parigina è stata sintetizzata da Locatelli come "tre anni di inferno". In particolare presso il Tour d’Argent, nonché "l’esercizio con la licenza più vecchia al mondo per la somministrazione di cibo e bevande. Loro ogni mattina mi ricordavano che ero una m***a, un italiano. Era il buongiorno. Dicevano: ‘Tu cosa ne capisci? Sei uno spaghetti che ha imparato a cucinare dai roast beef’. Però io sapevo preparare una ‘garniture à l’ortolene’, loro no. E questo gli rodeva tantissimo".
Poi non si può non parlare dell'esperienza in tv: "Quando mi hanno invitato a MasterChef, come ospite speciale, sono tornato a casa e ho detto a mia moglie: ‘È bruttissimo, sempre dentro quello studio’. Mi sembrava di darmi troppa importanza, salire sul palcoscenico e cominciare a pontificare". La consorte, Plaxy Exton, lo ha invece convinto che la sua esperienza sarebbe potuta essere d’esempio per le nuove leve". Assieme a lui anche Antonino Cannavacciuolo che è per Locatelli "una grande cosa", Bruno Barbieri, oltre a essere "il cattivello della squadra" è anche "un po’ come Liz Taylor. Però solo fino alle nove e mezza, dieci di mattina. Poi torna se stesso".