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Paolo Crepet e l'incubo della violenza: "Siamo al punto di non ritorno"

lunedì 1 giugno 2026

2' di lettura

Ragazzi e ragazzini che aggrediscono e pestano i professori. Cronaca ordinaria, di questi tempi, dove casi del genere si manifestano quasi quotidianamente. Un fenomeno inquietante, un degrado che colpisce. E a ragionare su quanto sta accadendo ecco Paolo Crepet, che espone il suo punto di vista in un'intervista a Repubblica.

Partendo dal caso di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne ha aggredito un insegnante, lo psichiatra e sociologo allarga l'analisi a una crisi educativa che, a suo giudizio, coinvolge l'intero mondo degli adulti. "Stiamo assistendo alla tempesta perfetta e l’abbiamo creata noi", afferma Crepet, leggendo nell'episodio "tutti gli errori, le indolenze e le miopie della società e degli adulti nei confronti dei minori".

Secondo l'esperto, alla base di questi episodi si intrecciano tre fattori: scuola, famiglia e tecnologia. Questioni, sottolinea, "su cui non possiamo più far finta di nulla". Dopo decenni di studi sulla criminalità minorile, il giudizio è netto: "Siamo ad un punto di non ritorno". Un allarme che non riguarda soltanto la Sicilia, ma l'intero Paese, dove si moltiplicano episodi di violenza giovanile e dove, osserva, sempre più spesso "si esce la sera armati".

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Sferzante la riflessione sul ruolo dei genitori. Per Crepet "C’è una sorta di deresponsabilizzazione dal ruolo di genitori". Troppi adulti, sostiene, preferiscono instaurare un rapporto da amici con i figli oppure cedono a ogni richiesta, rinunciando alla fatica educativa. Crescere un ragazzo, ricorda, "è sudore, sofferenza, perseveranza e responsabilità". In assenza di questi punti di riferimento prendono spazio "disagio, solitudine e rabbia, le basi della violenza".

Nel caso del dodicenne di San Vito Lo Capo, aggiunge, diversi segnali sarebbero passati inosservati: l'uso dello smartphone, profili social senza controllo, la consultazione di contenuti sulle stragi scolastiche americane e persino messaggi che anticipavano il gesto. Comportamenti che, secondo Crepet, indicavano un bisogno di attenzione rimasto inascoltato.

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Infine il tema della tecnologia, definita "peggio della benzina sul fuoco". L'accesso senza filtri a informazioni e contenuti online può trasformarsi in un potente acceleratore, favorendo processi di emulazione e amplificando fragilità già esistenti.

Alla domanda sul rischio che anche in Italia possa verificarsi una tragedia simile a Columbine, la risposta suona come un allarme che non deve essere ignorato: "Se continuiamo a basarci sulle statistiche sì, se cominciamo ad affrontare il problema, forse no. Le istituzioni snocciolano dati confortanti sulla sicurezza nelle aule, ma la realtà è ben altra che non si vuole vedere. Sembra quasi che si stia attendendo la strage per poi dire 'ecco è successo, abbiamo un problema'. Il problema c’è già oggi e sarebbe saggio risolverlo prima, e sottolineo prima, di dover parlare di tragedie", conclude Paolo Crepet.

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