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Report, la squadra di Ranucci teme il colpo di scena: "Stavolta finisce male"

di Pietro Senaldi martedì 14 luglio 2026

3' di lettura

«Stavolta rischia di finire male». Il virgolettato arriva dalla Rai, ma non dai vertici, tantomeno da chi ha deciso la sospensione della messa in onda delle repliche di Report. La frase fotografa la sensazione più che la preoccupazione di chi la Rai la vive sul fronte della produzione, di chi fa il mestiere e mette insieme il materiale, a cui poi le star televisive danno lustro. Parla la cucina, non lo chef e neppure i suoi stretti collaboratori. Loro, la redazione del programma d’inchiesta fiore all’occhiello della tv pubblica, declinano con cortesia ogni domanda e chiedono il rispetto che meritano. Il messaggio pubblico è stato affidato ieri ai social, sotto l’hastag in maiuscoletto “giùlemanidareport” e si rivolge direttamente ai telespettatori. Titolo: «Vi chiediamo una mano per stasera». Svolgimento: «Questa sera Report non va in onda: la Rai ha sospeso cautelativamente le repliche estive, in attesa di chiarimenti sull’attentato che abbiamo subitolo scorso ottobre nella persona di Sigfrido Ranucci».

L’invito non si presta a interpretazioni dubbie: siamo un solo uomo, chi colpisce il capo colpisce tutti noi. La richiesta agli affezionati della trasmissione era di disertare per una volta Rai3, che ha deciso di sostituire Report con le repliche di Che ci faccio qui, altro programma giornalistico di successo della rete, dal nome in questo contesto vagamente beffardo, per sintonizzarsi su Rai Play e guardare le inchieste di Ranucci che erano previste per ieri in prima serata, quella sul Covid, sul Ponte Morandi, sull’alluvione in Emilia-Romagna e altre. Vedremo oggi, con i dati degli ascolti, oggi quanti hanno seguito il consiglio.

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Insomma, la redazione si sente sotto attacco e si mostra compatta. Indiscrezioni rivelano che il vicedirettore Rai si sarebbe sottoposto a un giudizio ordalico, chiedendo ai suoi se ritenevano che per il bene di Report avrebbe dovuto annunciare il passo indietro. Come prevedibile, la risposta è stata un “no” corale; anche perché smarcarsi sarebbe stato un autogol. Una cosa infatti è certa di questa vicenda: la dirigenza della tv pubblica è intenzionata a mantenere il format anche per la prossima stagione, considerandolo un valore della rete; è in quest’ottica che peraltro è stata decisa la sospensione in un momento di grande confusione intorno al conduttore e, a cascata, intorno al proda, di Ranucci con i suoi però, oltre a testimoniare il bisogno di un bagno pubblico di consenso, rivela che la possibilità di un passo indietro esiste, è considerata anche dall’interessato. In effetti, una retromarcia il vicedirettore Rai la ha già fatta, annullando o rimandando “per motivi tecnici” le tappe sarde previste per i giorni scorsi del tour teatrale.

“Diario di un trapezista. Cronache di resistenza di un reporter”, è il titolo prescelto, anche questo dal sapore oggi grottesco. Perché? In tv autorevoli opinionisti d’area spiegano che in questo momento, comprensibilmente, «Sigfrido non ha la giusta lucidità». Meglio quindi non affrontare la folla; soprattutto se l’obiettivo dichiarato dello spettacolo era raccontarsi, come avrebbe potuto il giornalista non parlare in maniera esaustiva di Valer Lavitola e del suo rapporto, di cosa pensi davvero dell’attentato, se in questi mesi gli sia mai balenato anche un minimo sospetto sulla pista dell’agguato per amore, fatto dall’amico allo scopo di aiutarlo mediaticamente o politicamente?

Impossibile quindi andare in scena (se non in replica, ma il teatro è dal vivo), specie perché sulla vicenda dell’attentato è in corso un’inchiesta molto più seria di quanto le polemiche televisive consentano di intuire. Gli inquirenti hanno lavorato in silenzio a lungo, hanno aspettato che Report chiudesse la stagione, hanno deciso di non arrestare Lavitola per consentirgli di parlare, contraddirsi, attaccare, minacciare, tradirsi. Massimo Giletti, altro notissimo volto Rai, specializzato anche in lotta alla criminalità organizzata, ha dichiarato pubblicamente durante un festival estivo che si aspetta «un colpo di scena a breve». Tutti attendono, in particolare ai vertici della tv pubblica. Il direttore generale, Giampaolo Rossi, ha invitato i telegiornali alla prudenza. Si vuole affievolire la risonanza mediatica che butta in burla una.

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