«Non abbiamo cancellato nuove puntate di Report, abbiamo annullato la rimessa in onda in prima serata di repliche che sono comunque disponibili su Raiplay. È stato un modo di cautelare il marchio dell’azienda Rai». L’amministratore delegato della tv pubblica, Giampaolo Rossi, ha ribadito pubblicamente anche ieri qual è la linea sul caso, ma forse già si può chiamare mezzo scandalo, Lavitola-Ranucci. Non c’è nessun intento punitivo, tantomeno l’intenzione di consumare vendette. Semplicemente, Report è un valore dell’azienda e non di Ranucci, che non lo ha creato, non ne è proprietario e non può disporne. I vertici di viale Mazzini pertanto hanno ritenuto opportuno non esporlo in un momento nel quale ogni giorno si addensano nubi sempre più buie sulle relazioni, lo stile giornalistico e la scarsa attenzione del conduttore.
La trasmissione non è in discussione. I giornalisti stanno già lavorando, in piena autonomia e libertà, alle puntate che andranno in onda a partire da novembre e Ranucci sarebbe stato visto in via Teulada, dove ha la redazione, sia ieri che lunedì. Quasi quotidianamente la direzione Rai riceve o incontra esponenti del team di Sigfrido. La posizione ufficiale è che il clima è di preoccupazione, sono tutti scombussolati e timorosi del futuro, ma sarebbero ancora compatti come un sol uomo, pronti a offrire il petto per il loro capo. La realtà però è diversa dalla narrazione, proprio come in una puntata di Report, solo a toni invertiti: si ostenta calma anche se è tempesta, mentre il format del programma è creare burrasca anche sul nulla. Anche Ranucci ha il suo cerchio magico, e al momento quello gli è fedele, anche perché più d’uno dei suoi componenti sogna di sostituire il faccione in conduzione e quindi ora resta sotto coperta, non si espone per non bruciarsi.
PERPLESSITÀ
Una parte minoritaria della redazione però è afflitta da una perplessità crescente nei confronti del leader, che talvolta diventa anche crisi di coscienza professionale; del tipo, ma abbiamo fatto davvero giornalismo d’inchiesta, e per conto di chi? Contribuisce a questo quadro spezzettato il fatto che Sigfrido, a differenza della sua maestra, Milena Gabanelli, malgrado sia a poco più di un anno dalla pensione non abbia mai preparato una vera successione. Tanti colleghi bravi, o comunque formati al metodo, ma nessuno pronto a guidare l’orchestra. Sono cose che fuori non si sanno, ma dentro sì, anche nei corridoi, vicini e lontani dalla redazione di Report.
SCENARIO
Ed ecco che qui si inserisce il tema della potenziale sostituzione di Ranucci se, dio non voglia, dall’inchiesta della Procura dovessero emergere elementi che renderebbero il cronista non più difendibile come frontman. Al momento non è così, ma lo scenario è possibile. Mancano quasi quattro mesi al ritorno di Report, difficile per chiunque sostenerli con una campagna mediatica contro così potente e motivata.
Difficile tornare sullo schermo con la tranquillità e la credibilità indispensabili per portare avanti un programma tutto dubbi, illazioni, voli pindarici e ricostruzioni pirotecniche quando chi appare in video ormai avrebbe più il physique du rôle di chi deve rispondere a domande scomode piuttosto che di chi è autorizzato a porle. Sigfrido sta rosolando a fuoco lento nel brodo che si è preparato. La Rai non alza la fiammella per arrostirlo né può però spegnerla. Tutto si compie fuori dai piani alti di viale Mazzini, che saranno però chiamati a prendere la decisione e lo faranno saggiando il punto di cottura del soggetto. Con un’avvertenza, che Rossi ha trasformato in dogma dalla prima ora: vietato martirizzare Ranucci. In effetti, in questo momento non c’è da infierire su di lui per restituirgli una forza che non ha più. Meglio quindi attendere e essere comprensivi.
IPOTESI ESTREMA
Spifferi di redazione informerebbero che lo stesso conduttore starebbe valutando l’ipotesi estrema del passo indietro, e forse facendo un piano di resa onorevole. Non all’azienda, che non la chiede, ma all’evidenza. Si vocifera che il giornalista, se proprio si dovesse, gradirebbe al suo posto una donna. Non perché il genere femminile dai maligni individuato come uno dei suoi punti deboli, beninteso. Forse piuttosto per dare l’idea di una svolta radicale, di un cambiamento editoriale e non di un’abdicazione. Nel caso la prescelta potrebbe essere Sabrina Giannini, attualmente conduttrice del format Indovina chi viene a cena, ma per anni una delle colonne di Report. Una professionalità solida e apprezzata, dentro e fuori la redazione. Ma ci sarebbe un altro nome con ottime possibilità. È quello di Federico Ruffo, il conduttore di Mi manda Raitre, altro storico marchio dell’informazione di servizio della rete.
Novembre è lontano ma neppure troppo. A differenza delle puntate di Report, questa telenovela avrà inevitabilmente una fine certa e uno sconfitto: Sigfrido, anche se dovesse mantenere la conduzione, che non sarebbe altro se non il secondo tempo della rosolatura. Il programma ha un budget molto elevato, che si è sempre giustificato con i buoni ascolti. Ma dopo l’inchiesta della Procura chiunque potrebbe alzarsi in piedi per chiedersi se è giusto finanziare generosamente il metodo Report. Anche queste sono valutazioni che la dirigenza di una tv pubblica, che dispone dei denari dei contribuenti, ha il dovere di fare.