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La Lega crolla anche in Veneto:c'è chi vuole la testa di Tosi

Flavio Tosi

Persi tutti i ballottaggi: i bossiani chiedono la testa di Flavio, che se la prende coi rivali interni. Maroni e Zaia: "Ora ripartiamo"

Andrea Tempestini
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Cade anche Treviso, e per la Lega è come perdere Varese. Si frantuma una delle più solide roccaforti padane, ma insieme al candidato sindaco Giancarlo Gentilini, il mitico Sceriffo che per dieci anni è stato primo cittadino e per altrettanti è stato «il prosindaco» facendo ombra all'eletto Gianpaolo Gobbo, insieme a Gentilini soffrono Flavio Tosi (leader regionale) e di conseguenza il suo sponsor Roberto Maroni. Dopo giorni di altissima tensione per le uscite di Umberto Bossi, che ha tuonato di voler tornare al comando, i nostalgici del Senatur prendono la palla al balzo per attaccare Bobo e il sindaco di Verona che nel Nordest fa il bello e il cattivo tempo. Anche perché il pessimo risultato delle amministrative (quindici giorni fa il centrosinistra aveva vinto subito a Vicenza, battendo la padana Manuela Dal Lago) segue quello - sempre negativo - delle Politiche di febbraio. Il tutto condito da tensioni ed espulsioni a raffica, prima e dopo il raduno di Pontida di aprile e che aveva fatto scattare altri cartellini rossi per le contestazioni a Tosi. Ma se il Veneto leghista piange, la Lombardia non ride. Su nove ballottaggi nella regione in mano a Maroni, il centrodestra ne ha persi nove. Compresa Brescia, che passa al centrosinistra anche se il Carroccio esprimeva il vicesindaco Fabio Rolfi. Nell'elenco delle sconfitte c'è pure Brugherio, in Brianza, dove il Senatur aveva tenuto un comizio pochi giorni fa. Il centrosinistra ha vinto in carrozza superando il 71% dei consensi. Inutile dire che i bossiani non hanno perso tempo e invocano le dimissioni di Tosi. Il quale osserva: «Per riconquistare voti la Lega deve smetterla con le polemiche interne. Bisogna ripartire sapendo che abbiamo Veneto, Piemonte e Lombardia, realtà importanti sul territorio che stiamo amministrando». Ma l'espulsa Paola Goisis, ex parlamentare, lo attacca senza pietà: «Questa non è una débâcle, è un disastro. Oggi, se avesse dignità, Tosi dovrebbe dimettersi». Poi elenca i ko in tutta la regione. «Tosi ha già fatto sin troppi danni,  se ne renda conto». Risposta secca dell'interessato: «Il ragionamento del consenso è quello che vale. Maroni ha vinto in Lombardia in un momento difficile per tutti, io l'anno scorso ho rivinto a Verona. Chi parla, prima magari deve portare consensi e risultati. Treviso fa parte del risultato complessivo, dappertutto è la stessa musica». Matteo Salvini, leader della Lega in Lombardia e maroniano di ferro, prova a pensare positivo: «Ogni tanto una batosta può far bene. A Brescia e Treviso abbiamo sbattuto la faccia contro il muro». Poi si dice «ottimista» per il futuro perché «abbiamo 200 sindaci e tre governatori al Nord. Dobbiamo cominciare a disubbidire, perché con le buone maniere abbiamo ottenuto troppo poco». La colpa dei ko? «Chi litiga allontana la gente: il messaggio lo abbiamo ricevuto forte e chiaro» ed è un riferimento neanche troppo velato alle ultime uscite di Bossi. Il governatore Luca Zaia allarga le braccia: «Per noi si chiude un ciclo. D'altra parte si contano sulle dita di una mano amministrazioni che riescono a sopravvivere a se stesse. Ora la Lega deve ripartire. Siamo nella fase del ricambio generazionale, si riparta con nuovi stimoli e nuovi obiettivi». Ma dietro l'angolo ci sono nuove polemiche. Non solo per le possibili reazioni di Bossi, che chiede un congresso e invoca un altro segretario al posto del «traditore» Maroni. Poche settimane fa, proprio Tosi aveva annunciato di voler lavorare a una lista personale in vista delle regionali del 2015. Una scelta che rischia di allargare la frattura tra lui e Zaia, anche se il sindaco ha confermato che il Carroccio candiderà ancora l'ex ministro delle Politiche agricole: «Non ha nulla da temere». Roberto Maroni, che per la sua successione immagina una sfida Salvini-Tosi, su Twitter replica il messaggio di Zaia: «La Lega deve ripartire».  Ripartire, con una roccaforte in meno. di Matteo Pandini @Padanians

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