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Sovranismo ed elezioni europee, il decalogo delle destre per cambiare questa Unione

Giulio Bucchi
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Sovranisti di tutta Europa, unitevi. C' è uno spettro che si aggira per il continente, ed è l' Europa stessa, o meglio la sua versione istituzionale chiamata Unione. Magari ci fossero Paesi sovrani a governarla, poteri riconoscibili e riconosciuti. Il dramma di questa Europa è che al vertice ci sono oscuri funzionari anziché grandi decisori; e proprio l' assenza di veri sovrani rende i cittadini dei sudditi. Non essendo sovrani, i popoli sono sempre meno dotati di potere, letteralmente meno demo-cratici; e sempre meno liberi di scegliere e di essere. E allora non si può che ripartire da queste tre parole, "Sovranità, democrazia e libertà", se si vuole dare una svolta sovranista all' Europa che sia anche la (s)volta buona, come chiedono 22 studiosi, tra italiani (13) e stranieri (9), nell' interessante pubblicazione omonima edita da Aracne (pp. 232, euro 14), curata dal professor Giuseppe Valditara e con prefazione del direttore di Libero Pietro Senaldi: una raccolta che mette insieme gli atti del convegno sul sovranismo svoltosi a Milano il 14 dicembre 2018. Leggi anche: Sovranismo, l'avanzata Stato per Stato. Il sondaggio che ammazza questa Europa Pensiero sovranista - Cesellando i vari interventi, affiora una sorta di decalogo, per andare in Europa forti di idee e non solo di slogan e cercare un raccordo tra le isole sovraniste che popolano il continente. 1) Il presupposto di ogni discorso sul sovranismo è restituire priorità alla politica. Da questo punto di vista, nota Valditara, occorre rimettere al centro i cittadini («sovranismo nel senso di sovranità popolare») e quindi innanzitutto i Parlamenti nazionali, troppo spesso delegittimati dalle decisioni di Corti europee, internazionali e nazionali, che, pur prive di potere legislativo, in realtà fanno giurisprudenza normativa (e politica) con le loro sentenze. Occorrerebbe quindi tutelare l' autonomia di parlamenti ed esecutivi sia rispetto al potere giudiziario dei magistrati sia rispetto al dirigismo degli euro-burocrati, come chiede il prof. Alessandro Bernasconi. Ma bisognerebbe fare anche un passo ulteriore, tenendo presente che lo stesso diritto europeo si fonda sull' identità giuridica dei singoli Stati membri, come ricorda il prof. Mario E. Comba. 2) Centralità del diritto significa tutelare i diritti naturali al posto della «nuova religione dei diritti umani» (prof. Giuseppe Valditara, prof. Raimondo Cubeddu e prof. Umberto Vincenti): urge insomma difendere il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza, all' identità anziché il diritto a immigrare, all' accoglienza a prescindere, al figlio a tutti i costi, come predica invece il pensiero politicamente corretto. 3) Altro elemento cardine è la difesa dei mores, ossia di tradizioni e valori di civiltà. Un popolo e una comunità più ampia come quelle europea si fondano su «riti comuni civili» e su «atti di culto religioso», come sottolinea il prof. Francesco Cavalla. E questi principi, aggiunge il prof. Michael Rainer, vanno non solo conosciuti ma anche amati. Per tale ragione, spiega Valditara, l' identità è incompatibile con un certo multiculturalismo che non riconosca valori comuni fondanti e che rischia dunque di condurre al disordine e alla disgregazione della comunità ospitante. 4) A proposito di valori, bisognerebbe anche - secondo il prof. Francesco Manfredi - smettere di assoggettare i principi di civiltà ai parametri economici, ad esempio accogliendo gli immigrati solo perché aiuterebbero la nostra economia (cosa peraltro smentita dai fatti). 5) Ma affinché sopravvivano i valori non bastano gli individui, ci vogliono le comunità. Un popolo non esiste infatti come semplice somma di individui. Bisognerebbe piuttosto pensare a una sovranità di tipo comunitario, appellandosi a quelle comunità (associazioni, organizzazioni territoriali, strutture intermedie) che hanno più possibilità di rappresentare i propri interessi e di delegarli a qualcuno che li difenda. Da qui la «sovranità diffusa», di cui parla il prof. Becchi, contro i rischi di individualismo e di Stato accentratore. 6) Ciò determina un cambio direzionale del meccanismo decisionale: non più dall' alto verso il basso, con direttive calate dai vertici, ma dal basso verso l' alto. Praticamente si tratta di passare dal principio del decentramento - con lo Stato o il Superstato europeo che concede poteri alle autorità territoriali - a quello della delega - con gli enti locali che affidano poteri a organi statali o super-statali. Insomma, la riproposizione del principio di sussidiarietà. 7) Ciò significa anche ripensare l' Europa come Comunità: essa dura se non è più un' Unione omologante, ma torna alle origini (Comunità europea) e mette insieme le differenze in nome di una comune identità. 8) Da qui l' esigenza di creare un' Europa confederale basata sugli Stati nazione e non solo su una moneta a far da collante, ma con un' identità culturale fondata sulla consapevolezza di una civiltà e di una storia comune. Perché un' Europa consapevole dei suoi valori, della sua storia, della sua civiltà è una necessità proprio per fronteggiare giganti mondiali come Stati Uniti, Cina, Russia e non solo. 9) Ma questo non comporta alcuna nostalgia per il nazionalismo. La logica sovranista prevede il rispetto delle patrie altrui: è quindi l' esatto opposto del nazionalismo che invece - ricorda Valditara - portava ad esprimere tendenze egemoniche e conflittuali. 10) Perché ciò avvenga, sarebbe infine opportuno lavorare a un' internazionale sovranista, in cui l' interesse nazionale coincida (non si opponga e non sia più subalterno) all' interesse continentale. Una nuova comunità - Questi fondamenti di un' Unione o, meglio, di una Comunità europea a guida sovranista partono da un presupposto che smonta ogni retorica dei finti europeisti. Ossia, come spiega Senaldi, «il sovranismo non è un elemento disgregante del progetto comunitario. Al contrario, è il solo che può salvarlo». di Gianluca Veneziani

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