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Macché "fascisti", in piazza c'è "il vero Bel Paese". Bechis a valanga su Lerner, Augias e compagni

Cristina Agostini
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"Che bella Italia c'era ieri a piazza San Giovanni". Franco Bechis, nel suo editoriale su Il Tempo, racconta la manifestazione di Matteo Salvini e del centrodestra a Roma e risponde con i fatti alle accuse dei vari "compagni", da Gad Lerner a Corrado Augias. "Centomila e più persone che venivano da ogni città e borgo dal Nord al Sud, che con allegria sventolavano qualche bandiera, stando ore sotto il caldo". C'erano "i giovani cui piace Giorgia Meloni, i nostalgici di Silvio Berlusconi con qualche bandiera di Forza Italia. Lì a cantare, ogni tanto a sventolare una bandiera, poi ad applaudire e tutti a chiedere perché non li ascolta nessuno. Senza rabbia, più o meno tutti delusi solo dalla stampa e dalla tv". Leggi anche: "Una fauna che sc*** con le nigeriane e...". Chef Rubio oltre ogni limite e decenza: valanga d'insulti al popolo di Salvini Ce l'hanno con i giornalisti i manifestanti, che a Bechis dicono: "Tanto poi racconterete quello che volete, fotograferete le parti vuote della piazza per dire che qui siamo quattro gatti, andrete di corsa dietro l'unico matto che ne ha dette quattro a Gad Lerner, e poi farete titoloni sulla Leopolda di Matteo Renzi, perché quello conta di più di noi". E in fondo va sempre così. "Sentivo i colleghi giornalisti sotto il palco tutti intenti a chiedersi se erano pochi o tanti, più o meno dell'adunata oceanica del centrodestra nel 2006 in quella medesima piazza", continua il direttore del Tempo, "domanda un po' sciocca, se si pensa come è cambiata da allora l' Italia e quale era il clima di quell' anno con il governo di Romano Prodi e delle cento tasse". Una piazza tranquilla a parte "uno scemotto che ha fatto vedere qualche tatuaggio nazi sul braccio a mo' di sfida". Peraltro, sottolinea Bechis, "quando sono stato sotto il palco ero proprio a fianco di Lerner che non si è perso una battuta della giornata, sintetizzando meticolosamente gli appunti su un quadernetto", "in cima alla pagina il nome di Giorgia Meloni, e sotto un riassunto invero stringato della sua arringa dal palco: Dio-patria-famiglia". Una chiave, conclude Bechis, "che in sostanza narrava di una piazza fascista e anzi peggio nazifascista, è stata utilizzata a larghe maniche da gran parte dei media principali per narrare quello che sarebbe stata di sicuro la manifestazione del 19 ottobre a San Giovanni". Ma "di tutto questo non c'era proprio nulla, nemmeno vaga e significativa traccia".

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