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Stellette cadenti

M5s, i due big sotto anonimato: "Beppe Grillo deve togliere il simbolo", verso il crac pentastellato

9 Novembre 2019

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Beppe Grillo, M5s

La rivolta, nel M5s, è da tempo a livello di guardia. Forse oltre. Nel mirino Luigi Di Maio e Beppe Grillo, i due leader che - seppur con approcci differenti - hanno portato rispettivamente il M5s a tracollare (mangiato dalla Lega di Matteo Salvini) e poi al governo con il nemico di sempre, il Pd. Il fatto che tra i grillini il dissenso trovi terreno fertile non è certo mistero. Ed è in questo contesto che va inquadrato un retroscena sul Corriere della Sera che dà conto della proposta, clamorosa, avanzata da due big del M5s sotto anonimato. Una proposta ancora non recapitata a chi di competenza, ma esplosiva: "Beppe Grillo dovrebbe toglierci il simbolo, in modo da chiudere una fase e far rinascere qualcosa di nuovo", afferma uno di loro. Dunque, il secondo, aggiunge: "Mi chiede se i gruppi rimarranno compatti? Onestamente non so dirlo".

Parole nette. Parole pesantissime. Due esponenti che il quotidiano di via Solferino assicura essere di spicco chiedono a Grillo di togliere il simbolo M5s, di fatto - e in un certo senso - di cancellare il M5s, per dar vita a un successivo soggetto, con conseguenze che per il governo potrebbero essere terminali. E sempre secondo il Corsera, ora anche l'ala governista del M5s si esprime con toni fino a poco tempo fa inimmaginabili: "Di Maio sta chiedendo solo unità e compattezza. Se il gruppo si sfalda Luigi è pronto a mandare tutti a casa". Lo showdown grillino, insomma, potrebbe essere imminente.

Tra i vari dissidenti, ci sono Michele Giarrusso, che non ha mai digerito alcuni passaggi politici di Di Maio. Poi Giorgio Trizzino, autore del documento che chiede una riforma del M5s che preveda di separare la leadership dai ruoli di governo, con lui venti-trenta parlamentari. E ancora, Ignazio Corrao, che si è sentito scaricato alle Europee. Poi, ovviamente, Barbara Lezzi, indicata ad oggi come la leader dei dissidenti. Senza scordare Gianluigi Paragone, che per lungo tempo ha cannoneggiato contro l'alleanza col Pd e Di Maio stesso, con il quale ora, dopo l'Umbria, sembra però essersi riavvicinato.

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