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Matteo Renzi, l'ultima speranza per riprendersi il Pd: candida Marco Minniti

di Gino Coala domenica 4 novembre 2018

2' di lettura

Alle prossime primarie ci sarà anche Matteo Renzi, anche se l'ex premier stavolta ha deciso di non correre in prima persona, i tempi non sarebbero maturi, puntando tutto sull'ex ministro dell'Interno Marco Minniti. L'ora della verità arriverà a Salsomaggiore, dove nel weekend si riunirà a porte chiuse la corrente renziana per definire i prossimi passi, ma soprattutto trovare un accordo più largo possibile sul nome di Minniti, che ancora non convince la totalità dei fedelissimi dell'ex segretario Pd. Quasi certamente Minniti darà l'annuncio ufficiale il prossimo 6 novembre, riporta il Corriere della sera, quando presenterà anche il suo libro: "Sicurezza è libertà". Nel frattempo Renzi porterà avanti quello che per molti ben informati assomiglia a un "piano B", cioè la costituzione dei "comitati di azione civile". Finora ne sono già nati 220, il numero è destinato a crescere, anche sulla spinta della tentazione tra i renziani di mollare il Pd e lanciarsi in un'avventura tutta legata al capo. I sondaggi darebbero loro anche ragione, visto che un eventuale Partito di Renzi viene valutato tra l'8 e il 15%. I rapporti tra Renzi e Minniti durante gli anni di governo non sono sempre stati idilliaci. I retroscena tra i due hanno sempre raccontato di sguardi in cagnesco e invidie personali, risolte per il momento con la soddisfazioni delle ambizioni reciproche: da un lato l'ex ministro che vuol tentare la conquista del partito, dall'altra l'ex premier che vuole evitare l'ennesima batosta, prendendo un po' di tempo. La vittoria ai gazebo però è tutt'altro che scontata. Contro Minniti ci dovrebbero essere il resuscitato Maurizio Martina, in qualche modo sostenuto da Matteo Orfini, sempre più lontano da Renzi, e Nicola Zingaretti, che spera sempre di riportare nel Pd gli esuli di Liberi e Uguali. La soglia del 50% sembra lontana per il momento, aprendo così al rischio di un ballottaggio che dovrà sciogliere l'Assemblea del partito, quindi sarà necessario un accordo tra le correnti. E se l'accordo non piacerà, il piano B di Renzi diventerà di grande attualità.

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