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Matteo Salvini, la crisi di nervi di Luigi Di Maio: così il leghista incassa e passa al voto

di Gino Coala domenica 24 giugno 2018

2' di lettura

Se la stabilità del governo si dovesse basare solo sul sostegno popolare di cui gode in questo momento, i malumori per il sorpasso della Lega sul M5s sarebbero solo rumori di fondo. Quei borbottii invece sono i primi scricchiolii di un esecutivo ormai sempre più ancorato alle decisioni sul futuro di Matteo Salvini. Se ne stanno rendendo conto i grillini, secondo i retroscena più attendibili. Ai Cinque Stelle sono serviti circa venti giorni per capire che il leghista sia totalmente immarcabile, porta palla solo lui e quindi è lui a dettare l'agenda di governo.  Leggi anche: Salvini fa godere l'Italia: "Via tutte le cartelleEquitalia sotto i 100 mila euro" L'esperienza politica di Salvini gli ha insegnato a far leva su campagne "a costo zero", dalle polemiche sugli sbarchi fino al dossier rom e l'azzeramento delle cartelle Equitalia. A Luigi Di Maio restano le patate bollenti del suo ministero: vertenze sindacali, questione Ilva e via a seguire. La fiducia dei grillini nel leader è ai minimi storici, anche l'agguerrito ufficio comunicazione pentastellato non sa più che pesci pigliare, dopo aver cercato di sviare l'attenzione da Salvini ai casi "riders" e raccomandati nella PA. Niente da fare, i tentativi sono andati quasi a vuoto. Con un clima così teso è basta una folata di vento perché il malumore si trasformi in vero e proprio nervosismo. I più preoccupati sono quei pochi grillini che, fermatisi a riflettere, sospettano che a Salvini convenga tornare al voto già alla prossima occasione, al massimo per la primavera del 2019. Ad alimentare i sospetti di una pugnalata alle spalle imminente anche i continui incontri tra il leghista e Silvio Berlusconi, segno che l'alleanza con i grillini per il capo del Carroccio non ha altro scopo se non governare, almeno finché ne vale la pena. 

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