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Ddl stabilità, fiducia al Senato alle 5 di mattina: 162 sì, 37 no

di Ignazio Stagno domenica 21 dicembre 2014

2' di lettura

Fiducia all'alba alla legge di stabilità: poco prima delle 5 di sabato mattina il Senato ha votato sì al maxi-emendamento sulla manovra, 162 voti a favore, 37 contrari e nessun astenuto. Si conclude così, tra onorevoli esausti, polemiche, gruppi fuori dall'aula e accuse di "porcata", la maratona a Palazzo Madama da cui il governo esce ammaccato, se non altro nell'immagine. E, cosa peggiore, con una manovra che non sembra risolutiva per portare fuori l'Italia dalle secche della crisi. Slittamento continuo - Fin dal pomeriggio di venerdì si era capito che sarebbero state ore molto lunghe. Il maxi-emendamento era atteso per le 11, quindi per le 15, infine per le 17. Niente da fare: tra le contestazioni dei senatori, in un Palazzo Madama ribollente, prima dell'ora di cena il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha annunciato l'ennesimo voto di fiducia.  Imbarazzo - Il vice ministro all'Economia, Enrico Morando, con qualche imbarazzo, spiega che c'è il testo ma manca la "bollinatura" della Ragioneria dello Stato. La copertura delle nuove norme non è quindi ancora chiara. Morando, tra le proteste delle opposizioni, ha fatto presente di non essere in grado "a differenza di quello che credevo, di prendere un impegno preciso. So che c'è il testo definito, ma manca la relazione tecnica. Posso chiedere al Governo che venga depositato, per portarlo a conoscenza dei senatori, impegnandosi per una precisa ora alla deposizione della relazione tecnica". La vice presidente di turno dell'assemblea, Linda Lanzillotta, ha risposto che "non è tecnicamente possibile". Morando dice il vero, infatti il ragioniere dello Stato Daniele Franco pone la sua firma intorno alle 20, in un frenetico andirivieni. Ira delle opposizioni - Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha commentato dicendo che sulla legge di Stabilità il governo è "nel caos, in stato confusionale, dilettanti allo sbaraglio. Per di più arroganti. Al Senato il maxi-emendamento del governo è ancora un fantasma, in attesa del parere della Ragioneria generale dello stato. E la ragione sono le solite mance clientelari. Se va avanti così si rischia l'esercizio provvisorio. Che, visti i testi che girano in queste ore, non sarebbe neanche un male" Governo nel pallone - "Ci risiamo, il Governo è nel pallone" sottolineano i senatori del Movimento 5 Stelle, evidenziando che il Governo "prima toglie al Parlamento la possibilità di discutere in Commissione la legge fondamentale per i conti dello Stato, poi porta in aula un testo senza il mandato al relatore e ora non riesce nemmeno a farci avere il testo del maxiemendamento. Il motivo - aggiungono in una nota - lo conosciamo: in questi giorni i corridoi del Senato erano affollati da lobbisti intenti a far infilare nella legge di stabilità norme clientelari e a vantaggio di singoli invece che della collettività. Ora il Governo evidentemente non riesce a far quadrare i conti e non sa come uscirne".

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