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Alessandro Di Battista e Di Maio, il retroscena di Dagospia sul "patto tradito del 2018": ora si spiega tutto

giovedì 18 giugno 2020

2' di lettura

C'è un patto tradito all'origine del "nervosismo" di Alessandro Di Battista. E a fregarlo non è stato Giuseppe Conte, ma Beppe Grillo e Luigi Di Maio, due "amici". Secondo Dagospia, le stilettate destabilizzanti di Dibba nascono dalla frustrazione per aver visto calpestato dai compagni del Movimento 5 Stelle un accordo stipulato con Di Maio alla vigilia del voto politico del 2018, quello del trionfo. "Inutile avere due galli nel pollaio, in questa tornata sarò io il capo e il volto del Movimento - fu il ragionamento dell'attuale ministro degli Esteri secondo la ricostruzione di Dagospia -. Tu stai fermo un giro, e alla prossima legislatura, in virtù del vincolo dei due mandati, l'attuale classe dirigente dovrà tornare a casa, e avrai campo libero per prendere il controllo e fare le liste come pare a te".

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Peccato che ora Grillo e Di Maio mettano in dubbio la regola dei due mandati, parlino di deroghe e che Dibba, riavvicinatosi alla politica attiva dopo l'anno sabbatico dedicato alla famiglia e ai viaggi, venga di fatto ostacolato nella lotta per il vertice. Senza contare che "alcuni dei parlamentari a lui più vicini come Paragone in Senato e Corrao a Strasburgo, vengono espulsi o sospesi". Una provocazione inaccettabile per "il pasionario di Vigna Clara", spiega Dagospia: "Capisce che gli stanno scippando quello che gli spetta", Da qui il nuovo patto, del tutto strumentale, con Davide Casaleggio, a cui "non frega niente dei sogni distopici del padre, lui deve tenere in piedi la srl e le sue consulenze, odiatissime dai 5 Stelle".

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