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Sirin Ghribi, italo-tunisina presidente dell'Anpi a Castel Bolognese: la donna che può sotterrare l'associazione dei partigiani

Francesco Specchia
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"Comandante Sirin", un sorriso che non conosce confini messo a presidiare, nella sua guerriglia contro il nulla, un'Associazione dai confini culturali e storici sempre più ristretti. C'è un guizzo di marketing, una provocazione, quasi un tentativo esausto di riattizzare un'epopea minoritaria, nell'atto ufficiale dell'Anpi-Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di nominare presidente della sua sezione di Castel Bolognese la 23enne Sirin Ghribi giovane economista nata da genitori tunisini. Intendiamoci. Sirin - seconda donna in Italia assurta a cariche elettive dopo Anna Cocchi presidente ancora in carica - è un simbolo perfetto d'integrazione: vittima di bullismo a 17 anni, bistrattata alle elezioni scolastiche di rappresentante di istituto; isolata dai compagni di classe perché «non italiana fino ai 18 anni» in virtù di «una legge ingiusta» e illivorita (a ragione) perché il calciatore Suarez ha «ottenuto la cittadinanza con l'inganno, è una mancanza di rispetto nei nostri confronti»; altresì convinta che il fascismo ancora serpeggi «perché oggi esistono rigurgiti ben evidenti» (leggi Salvini e Meloni). Il Comandante Sirin è ben conscia del suo ruolo destabilizzante di ragazza ventenne che intuisce tutta la sofferenza dell'Italia martoriata dal nazifascismo e dei partigiani templari delle libertà. Il problema vero è che il nazifascismo non c'è più. E, nell'Italia repubblicana, sfortunatamente non scorrazzano più gli antichi partigiani templari, non foss' altro per questioni anagrafiche, e perché la libertà, qui, non è in pericolo da un pezzo. E allora perché si dà spazio alla pur nobile e giovane staffetta dell'Anpi?

 

 

 

La staffetta - Perché, oramai ente assolutamente inutile, l'Anpi ha un bisogno disperato di iscritti per mantenere le sue rendite di posizione politiche e, soprattutto, economiche. Beninteso, ha ancora 130mila iscritti, ma nessuno di essi può vantare un passato da trincea bellica; al limite affilano le armi una volta all'anno, il 25 aprile (da opporre doversamente al 4 novembre che è una roba fascista) per evitare il «ritorno di un nuovo Duce» nelle celebrazioni e nei picchetti. L'Anpi di oggi è, banalmente, un ventricolo del cuore affaticato della sinistra. Lo dico da antifascista, figlio di antifascista e nipote di antifascista eroe di guerra decorato. L'Anpi di oggi si muove come un partito politico. Si schiera contro i referendum renziani; impedisce, attraverso prof militanti, agli studenti di entrare nelle aule dove i militari spiegano la storia patria; attacca le «Brigate Ebraiche» durante le feste nazionali perché, in fondo, gli israeliani si «comportano da fascisti»; inveisce contro i fiori offerti anche per i morti della Repubblica Sociale (beccandosi il rimprovero di Liliana Segre che obbietta loro «i morti sono tutti uguali. Non togliamo le corone a nessuno»). Infine fa da sponda con la Cgil (da cui travasa idee e iscritti) per schierarsi ora contro Berlusconi o Salvini o Renzi, ora a favore di Zingaretti.

Chi paga? - L'Anpi genera fascismi immaginari ad uso e consumo delle proprie masse. Ma chi lo finanzia? Sul Messaggero Mario Ajello produsse, nel merito, un'inchiesta pregevole: «Si finanzia con le entrate delle donazioni del 5 per mille, e secondo dati del 2013 tramite questo canale sono arrivati nelle casse dell'associazione oltre 218mila euro (non tantissimi ma neanche pochi) e la cifra continua più o meno ad aggirarsi su questo standard. A questi soldi vanno aggiunti quelli che tutte le associazioni combattentistiche e partigiane ricevono dal ministero della Difesa. La somma per l'Anpi è la più alta ed è cresciuta nel tempo: fino a quota 108mila all'anno. E poi c'è il tesseramento: 15 euro a testa. E si distribuiscono tessere ad honorem: hai un lontano cugino in famiglia che abbia sacramentato contro un nazifascista? Meriti una tessera onoraria....». Insomma, l'Anpi attuale nutre gli opposti estremismi. E alimenta un marketing sfrenato. L'arrivo del Comandante Sirin è la prova provata di come si possa trasformare un ideale in un marchio... 

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