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Matteo Salvini apre al governo d'emergenza. La rabbia di Giorgia Meloni: "Mai con Pd e M5s"

Antonio Rapisarda
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La crisi di governo evocata da Matteo Renzi a El Pais ha innescato un effetto domino anche nel centrodestra. Per lo meno sul campo delle ipotesi di scuola. A domanda diretta, Matteo Salvini - da giorni impegnato ad assicurare al governo quote di dialogo a tutto campo «nell'interesse nazionale» - non si è tirato indietro: «Dare una mano agli italiani sempre e comunque, accompagnare il Paese a nuove elezioni con un governo serio? Noi ci siamo». Il punto non è dare credito all'ex rottamatore («Non lo commento più - chiarisce il leader della Lega -, ormai di lui si fidano in tre in Italia») ma, come riflettono da tempo nel Carroccio, non lasciare scoperto il campo nel caso si dovessero venire a creare le condizioni in un momento così delicato: «Già stiamo combattendo contro il virus, è impossibile farlo anche con i litigi del governo. Se vogliono governare, governino, altrimenti noi siamo pronti».

Governo "ponte", dunque? Tutto dipende dalla tenuta della maggioranza ma soprattutto dalla capacità dell'esecutivo di dare risposte a un Paese piegato dalla seconda ondata. Per questo motivo Salvini - come spiegano fonti di via Bellerio - segnalerà proprio a Conte alcuni emendamenti «concreti» su infrastrutture, tasse, aiuti a imprese, famiglie, scuola, cultura e disabili, accanto alle misure del tavolo del centrodestra che proporrà modifiche unitarie alla legge di Bilancio e un piano di rilancio «per sfruttare al meglio i fondi italiani ed europei che non possono essere ostaggi di task force o dei litigi tra Conte e Renzi».

 

VOTO DIFFICILE
In seconda battuta, sempre l'entourage del Carroccio è tornato sul governo di transizione chiarendo che non si tratta di un suggerimento interessato ma di una «presa d'atto». Il ragionamento è il seguente: se non si può votare nei primi mesi del 2021, causa piano di vaccinazioni e pandemia, per accompagnare il Paese a elezioni anticipate sarebbe inevitabile un altro governo. Questo a una condizione: «La Lega è disponibile a impegnarsi, a patto che siano garantite le urne il prima possibile». E gli alleati? Da Forza Italia non sono giunti commenti ufficiali all'ipotesi ma non è un mistero che la linea di Silvio Berlusconi sia quella di una collaborazione con l'esecutivo: sia pure esclusivamente sulle misure di contrasto alla pandemia e senza mettere in discussione il posizionamento nel centrodestra.

Decisamente contraria a ogni scenario che non preveda il ritorno immediato alle urne è Giorgia Meloni: «Fratelli d'Italia per coerenza è da sempre indisponibile a far parte o appoggiare governi con Pd e/o Movimento 5 Stelle», ha spiegato all'Adnkronos. Per la madrina dei conservatori non ci sono altre vie d'uscita: «Il problema di questa legislatura è che risulta impossibile formare una maggioranza senza che ci sia anche uno di questi due partiti di sinistra. Se poi si vuole sostituire Conte non saremo certamente noi a difenderlo opponendoci, ma non faremo mai parte di nessun governo con chi oggi lo sostiene». Irrealizzabile, infine, anche l'eventualità di un governo ponte: «Qualsiasi governo nascesse oggi arriverebbe a fine legislatura, e tre anni sembrano un ponte tipo quello di Messina. Questo governo reggerà comunque fino a gennaio». E se non dovesse reggere dopo? «Per noi si può solo votare». r

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