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Piercamillo Davigo, ascoltato dal Csm sulla Loggia Ungheria racconta la richiesta al Quirinale

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Piercamillo Davigo è stato sentito in videoconferenza come testimone nell'inchiesta sul dossieraggio dei verbali dell'avvocato Piero Amara sulla presunta loggia segreta Ungheria. Verbali che il pm Paolo Storari consegnò a Davigo a Milano. Verbali che dopo il pensionamento di Davigo, arrivarono anonimamente a diversi giornalisti e al giudice Nino Di Matteo. A mandarli per la Procura di Roma è stata Marcella Contrafatto, ex segretaria di Davigo al Csm. Davigo sostiene che se avesse voluto sollevare polveroni si sarebbe mosso subito. Ma ricevette i verbali via mail e poi incontrò Storari a Milano, suggerendogli di "mettere qualcosa per iscritto", scrive la Stampa.

 

 

Solo un mese dopo portò la questione al Csm. Quanto alla consegna dei verbali segretati, Davigo sostiene che in realtà si trattava di bozze word, "appunti a supporto della memoria per meglio relazionare sulla vicenda ai suoi interlocutori: il pg della Cassazione Giovanni Salvi, l'unico a poter chiedere informazioni a Greco e a poter smuovere l'inchiesta; e il vicepresidente del Csm David Ermini, affinché riferisse al presidente della Repubblica", racconta.

 

 

 

 "Non informare il Quirinale sarebbe stato un tradimento, è la spiegazione di Davigo. Ne parlò anche con altri consiglieri del Csm, come il presidente della Cassazione Pietro Curzio e il laico Fulvio Gigliotti.  Tra l'altro, il comitato di presidenza avrebbe dovuto mandare gli atti alla prima commissione, che all'epoca era presieduta da Sebastiano Ardita, uno dei magistrati citati da Amara come aderenti alla loggia segreta "Ungheria". "E, proprio per chiederle di interrompere i rapporti con Ardita, Davigo ne avrebbe parlato anche alla segretaria Contrafatto", scrive ancora la Stampa. Intanto sabato verrà interrogato Storari come indagato per rivelazione di segreto d'ufficio.

 

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