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Sondaggio, la cifra che fa godere la Meloni: il Pd è esploso

Alessandro Gonzato
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Aiuto, arrivano i razzisti! Ma davvero? «Le Destre! Il pericolo delle Destre!». Ok: ma quale pericolo? La tigre: servono gli occhi della tigre! Al massimo il balsamo, ma neanche quello, ché fa ancora caldo. Due mesi a gridare al pericolo razzismo, tre, se contiamo quello post elettorale, e poi la sinistra- toh- si trova spiattellato sul Corriere della Sera che metà del suo elettorato non ha la minima paura delle politiche migratorie del governo Meloni, anzi, c'è perfino un 21% che crede saranno migliori di quelle in vigore fino a ieri: questo dicono i numeri firmati da Nando Pagnoncelli, istituto Ipsos. Il 24% degli intervistati pensa che il controllo dell'immigrazione rimarrà invariato, e siamo al 45% del totale, e un 7 ancora non lo sa, il che significa che l'elettorato Dem che ha un giudizio negativo e netto nei confronti della premier è meno della metà: il 48%. E tu vai a capire perché alle urne il Pd ha fatto cilecca: boh, mistero. Buffo, per le destre, ma per il Pd che nei sondaggi è stato superato pure dal Movimento Cinque Stelle è tragico.
 


LONTANO DALLE PERIFERIE
Enrico Letta, tragicomico, afferma che per il partito sarà una «traversata nel deserto», ma gran parte lo ha creato lui. L'onorevole Soumahoro e il collega Fratoianni invitano i parlamentari a salire sulle navi delle Ong per stare dalla parte giusta della Storia, così sostengono, e però buona parte di chi teoricamente dovrebbe votarli ritiene che la parte dove sta il centrodestra, quantomeno la linea di fermare chi profugo non è, non sia tanto sbagliata. «Tanti dirigenti di sinistra sono scollegati dalla realtà», dice a Libero l'esperto di comunicazione Klaus Davi, «conoscono bene le Ztl, ma a Quarto Oggiaro o Scampia, per citare Milano e Napoli, non hanno mai messo piede, non conoscono i timori della gente, che anzi, spesso giudicano, invece di provare a capirli». Su Repubblica Massimo Cappellini scrive dell'«invidia degli elettori della sinistra per Giorgia Meloni», sottolinea che l'invidia è per il fatto che la leader di Fdi «non ha mai perso il contatto con la comunità politica d'appartenenza» ed è rimasta ancorata al suo elettorato. Non come la parlamentare Dem Lia Quartapelle, per la quale «Meloni ha fatto un discorso da ragazza della Garbatella anziché da presidente del Consiglio». Davi ha un flash: «Come quando Giovanna Melandri disse a un politico di centrodestra che stava facendo discorsi buoni solo per i camionisti: peccato che in Italia i camionisti siano centinaia di migliaia. E comunque», chiude Davi, «la sinistra ha commesso altri errori: esasperare il politicamente corretto, candidare stranieri come bandierine, e la gestione è stata una cupola in cui gli uomini hanno scelto le donne da portare avanti, non come la Meloni che ha avuto la libertà di emergere: il Pd è già lì che propone Bonaccini e gli mette dietro la Schlein». Chiediamo un'analisi anche a Massimiliano Panarari, professore di Sociologia della comunicazione all'Università Mercatorum di Roma, il quale dietro l'atteggiamento «attendista», così lo definisce, di una parte dell'elettorato Dem - non solo sull'immigrazione - vede ulteriori elementi.
 

 


«ELETTORATO SPAESATO»
«Nel discorso d'insediamento la Meloni è stata istituzionale, e ciò ha favorito l'attendismo di chi non l'ha votata. Il fatto poi che il Pd abbia fissato il congresso così in là, troppo in là, e che oggi abbia un segretario in prorogatio, fa sì che l'osservazione di una fetta di votanti di centrosinistra non sia ostile nei confronti della premier. I votanti del Pd al momento non hanno un punto di riferimento, quindi aspettano. C'è una parte che non si schiera contro il presidente del Consiglio anche per questo. Inoltre», evidenzia Panarari, «in questo momento la gente ha preoccupazioni concrete: bollette, inflazione, lavoro, e vuole risposte». Quanto alla leadership, il professore spiega che «nel centrosinistra è quasi sempre stata collegiale, tranne nella fase Renzi, in tempi recenti, e senza una guida non si è competitivi, a meno che non si aggreghi un "campo largo", ma non c'è stato neanche questo».

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