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Macron? Ecco perché è terrorizzato da Giorgia Meloni: il retroscena

Francesco Specchia
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Ancora? Oramai, la faccenda, qui, sta diventando noiosamente stucchevole come un film francese. «Inumana e inefficace». Se c’è qualcosa di realmente «inumano e inefficace» e di «demagogico», be’ non è la postura istituzionale della premier Giorgia Meloni - come afferma il Capo del partito del solito Macron. No. Semmai «inumana e inefficace» è proprio la sparata in cui lo stesso Stéphane Séjourné presidente di Renaissance si è tenacemente prodotto e citato da Le Figaro. C’è sicuramente della strategia in tutto questo, ma al momento ci sfugge. A pochi giorni dalla gaffe molto cafona del ministro degl’Interni Gérald Darmanin («Meloni non è in grado di risolvere i problemi migratori dell’Italia, un Paese che sta vivendo una «gravissima crisi»), adesso tocca quindi a monsieur Séjourné. Il quale Séjourné sostiene che «l’estrema destra francese prende per modello l’estrema destra italiana. Dobbiamo denunciare la loro incompetenza e la loro impotenza»; e sostiene che, insomma, la postura di Giorgia nostra è sempre e comunque molto fascia.

FONTE “LE FIGARO” - Eppure, lo stesso quotidiano Le Figaro ricorda che Marine Le Pen, la leader del Rassembement National, ha sempre preso le distanze dalla Meloni, a differenza di quanto fatto con Matteo Salvini che resta un suo stretto alleato in Europa: «Non abbiamo esattamente lo stesso posizionamento con Giorgia», ripete lei. Ma monsieur Séjourné insiste. E aggiunge, appunto, che «Meloni fa molta demagogia dinnanzi all’immigrazione clandestina: la sua politica è ingiusta, inumana e inefficace». Appunto, inumana e inefficace. Come lo è la suddetta boutade che lo stesso capetto di Macron, per attrarre consensi perduti, si riserva di ripetere a Roma il 25 maggio – rivela Le Figaro dove organizzerà un seminario del gruppo Renew a sostegno del Pd. E lì, in quell’istante romano, noi saremmo pronti con i pop corn: giusto per capire come la Schlein potrà rimanere in equilibrio fra l’astio preconcetto contro la “destra” e la consapevolezza dello spirito anti patriottico esalato dalla sinistra. Si capirà lì se avremo un problema in più.

 

 

Ma non è tanto questo il busillis. No. Il busillis sta nel fatto che, subito dopo l’attacco del falotico politico francese, ecco giungere gli strali della stordente parlamentare spagnola. Da Madrid, infatti, s’è pure elevata la voce di Yolanda Díaz, vicepremier e ministra del Lavoro nel governo socialista di Sánchez; la quale sostiene che con l’ultimo decreto Lavoro, l’esecutivo Meloni ha mostrato di voler «governare contro lavoratori e lavoratrici», per «tornare» al modello dei «contratti spazzatura».

La Diaz, ovviamente, non aveva la minima idea di che cosa stesse parlando. Epperò, in mezzo a una folla bell’eccitata, rossa col pugno chiuso carico e la furia da compagni dei campi e delle officine, be’ in quel momento sembrava Maurizio Landini con la parrucca.

Naturalmente, le reazioni agli attacchi franco-ispanici sono state le più disparate. Matteo Salvini ha scritto su Twitter di «toni inaccettabili e offensivi. La Francia non può dare lezioni a nessuno. Portino rispetto al governo italiano». E, sempre sui social, ha replicato a Madrid pure l’altro vicepremier, il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Spiace che Diaz interferisca nella vita politica italiana dando giudizi inaccettabili sulle scelte del governo. Le difficoltà elettorali del suo partito non giustificano offese ad un partner e alleato europeo. Non è questo il modo di collaborare».

 

 

E la rampogna parigina è arrivata a coinvolgere perfino il solitamente silente ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto. Fitto ha osservato che «il nervosismo per le crescenti preoccupazioni di politica interna ha fatto registrare un’altra vittima, il presidente del Gruppo Renew al Parlamento europeo, Stéphane Séjourné. Privo di argomentazioni politiche valide e spaventato dal giudizio dei suoi concittadini Séjourné ha pensato bene di giocarsi la carta di un attacco non provocato e ingiustificato al presidente Meloni che non solo contraddice ogni regola di bon ton istituzionale non aiutando il corretto dialogo tra i governi, ma, sono certo, non gli servirà a risolvere i molti problemi politici che ha». E qui arriviamo al movente principale. Perché reiterare una palese minchi***, e in modo così ufficiale?

CASI INUMANI - Meloni potrebbe semplicemente sbandierare ai cugini d’Oltralpe i casi inumani dell’accoglienza francese della nave Ocean Viking, alle 25mila espulsioni rapide nell’arcipelago di Mayotte, ai poliziotti manganellatori alla frontiera di Ventimiglia. Potrebbe reagire con facilità, la Presidente. Eppure, non si scompone, e procede a un’analisi in controluce. «I francesi stanno regolando dei conti interni e ovviamente dal punto di vista del galateo non è l’ideale, ma il problema è francese, e loro lo devono risolvere», fa sapere da Praga dove è in visita ufficiale. Ma c’è anche un’altra spiegazione. La sfida per le elezioni Europee è partita in anticipo. E a sinistra ci si porta avanti col lavoro nel contrastare il piano neanche troppo nascosto per la creazione dell’alleanza tra i popolari del Ppe e i Conservatori dell’Ecr di cui – guarda caso - Meloni è presidente. Un’alleanza che scalzi i socialisti del Pse dalla nuova asse del potere in Europa. Macron, tra l’altro, si sta rimpicciolendo a vista d’occhio. Ha i suoi inenarrabili casini coni cittadini francesi, a causa della riforma delle pensioni. Non illudiamoci. Arriveranno altri attacchi. E per l’abitatrice di Palazzo Chigi sarà la certezza di trovarsi in un’eterna, retta, imprescindibile via di Damasco...  

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