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Santanchè sotto assedio, altri due indagati: chi finisce nel mirino delle toghe

Paolo Ferrari
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Si allarga il numero degli indagati nel procedimento penale della Procura di Milano nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè, iscritta nel registro degli indagati per falso in bilancio e bancarotta. Insieme alla ministra risultano indagate altre cinque persone che hanno avuto ruoli societari in Visibilia Editore tra il 2016 e il 2020: la sorella Fiorella, il compagno Dimitri Kuntz, gli ex consiglieri di amministrazione Massimo Cipriani e Davide Mantegazza, e l’ex sindaco Massimo Gabelli.
La conclusione dell’inchiesta è prevista per l’autunno. Al momento è in corso di notifica la sola richiesta di proroga delle indagini (stilata in base alle norme pre-riforma Cartabia) inoltrata dai pm al gip e che quest’ultimo ha provveduto a inviare agli indagati in vista della decisione.

Se l’Agenzia delle Entrate accogliesse la proposta di transazione avanzata nell’ambito di un accordo di ristrutturazione del debito e che prevede il versamento di un milione e duecentomila euro spalmato in dieci anni, la Procura potrebbe revocare l’istanza di liquidazione e di conseguenza cadrebbe l’accusa di bancarotta. Accertamenti sono, poi, in corso sul fondo Negma e su Ky Group.

 


 

IL CASO AMARA
Titolari del fascicolo quanto mai incandescente per gli inevitabili risvolti politici, sono i pm Maria Giuseppina Gravina e l’aggiunto Laura Pedio. Quest’ultima era balzata agli onori delle cronache dopo le rivelazioni dell’avvocato esterno dell’Eni Piero Amara sulla loggia Ungheria. Amara era stato interrogato a dicembre del 2019 dal pm Paolo Storari e da Pedio, all’epoca vice dell’allora procuratore di Milano Francesco Greco. L’avvocato esterno del colosso petrolifero aveva fatto decine di nomi fra alti magistrati, generali, professionisti, avvocati, che avrebbero fatto parte di questa loggia super segreta.

Storari aveva chiesto ai suoi capi di poter effettuare le prime iscrizioni nel registro degli indagati e l’acquisizione dei tabulati telefonici, ricevendo però un diniego. In quel periodo, secondo Storari, vi era una precisa linea da parte dei vertici della Procura del capoluogo lombardo di «salvaguardare» Amara da possibili indagini per calunnia in quanto poteva tornare utile come teste proprio nel processo Eni-Nigeria.

Pedio era stata nominata aggiunto dal Csm ad ottobre del 2017 ed aveva preso il posto di Ilda Boccassini. A contendersi il posto di Ilda la rossa, oltre a Pedio, vi era il sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo. La Commissione per gli incarichi direttivi, come sempre, al momento della votazione si era spaccata. Sulla carta, infatti, Ciaravolo era quella con più titoli e maggiore anzianità di servizio, avendo raggiunto la settima e ultima valutazione. Pedio, invece, entrata in magistratura successivamente, era solo una quinta. Ciaravolo, poi, già pm e gip, vantava anche una esperienza nella missione KFOR, il programma di peace keeping in Kossovo finalizzato alla riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario nella ex provincia Jugoslava. Gabriele Albertini, quando era sindaco di Milano, insieme a Gherardo Colombo, l’aveva chiamata a collaborare con il gruppo “Alì Baba” di Palazzo Marino, una sorta di Anac ante litteram. Pedio, toga di Magistratura democratica, come Greco, si era invece occupata di reati contro la pa. Fra i suoi imputati eccellenti, l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

 

 


 

VECCHI CONFLITTI
Ciaravolo, iscritta a Magistratura indipendente, il gruppo di destra, aveva avuto rapporti conflittuali con la Procura di Milano a cui aveva avocato un’indagine in dissenso dalla richiesta di archiviazione. Per una “singolare” coincidenza, durante la gestione Greco, ora consulente per la legalità del sindaco di Roma Roberto Gualtieri (Pd), la totalità dei procuratori aggiunti era vicino, se non iscritto, ai gruppi di sinistra della magistratura associata. Oltre a Pedio, lo stesso De Pasquale e Tiziana Siciliano. «Sono l’architrave dell’ufficio», sottolineò soddisfatto Greco il giorno del loro inserimento. Avranno il compito di “innovare” nel solco della “tradizione” di una Procura che ha visto figure di “rilievo”, come quelle di Bruno Siclari, Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Giuliano Turone e Ilda Boccassini, fare la «storia della giurisdizione milanese e italiana». 

 

 

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