Compagno dissidente

Fausto Bertinotti stronca il Pd: "Ha disperso tutto"

Il Partito democratico è ormai alla frutta. Lo conferma anche chi di destra non è come Fausto Bertinotti. Premettendo che "il giudizio non è su Elly Schlein ma sul suo partito", l'ex segretario del Partito della Rifondazione Comunista parla di "un esercizio di pessimismo critico". E come tale ecco che si toglie qualche sassolino dalla scarpa. "Penso che il Pd sia un partito irriformabile, si è venuto costruendo come partito di governo, ha fatto della governabilità l'alfa e l'omega della vicenda politica, disperdendo così qualunque caratteristica di un partito riformatore e di sinistra".

 

 

Intervenuto poi ai microfoni di Agorà, trasmissione su Rai 3, Bertinotti rivendica "la sua eleganza contro la vulgata anticomunista secondo cui i comunisti possono essere brutti, sporchi e cattivi. I comunisti possono essere intelligenti ed eleganti, cattivi semmai per necessità". Il primo a parlare di "diritto all'eleganza" è stato un altro volto dell'opposizione: Aboubakar Soumahoro.

 

 

Nel difendere le spese folli della moglie, ad oggi indagata, il fu deputato di Sinistra italiana-Verdi parlò di "diritto all'eleganza". "Non mi ha creato alcuna forma di imbarazzo - diceva nel salotto di PiazzaPulita - perché ritengo che il diritto all’eleganza, il diritto alla moda, è una libertà. La moda non è né bianca né nera. La moda è semplicemente umana". Parole che non gli portarono granché bene. Dopo queste dichiarazioni, infatti, Soumahoro fu messo alla porta dal suo stesso partito. D'altronde il problema è sempre lo stesso e lo ha denunciato il dem Vincenzo De Luca: "La sinistra italiana è estremamente povera e incapace di mantenere il nesso di coerenza tra quello che si dice a parole e il modo in cui si vive. Questo mi pare il principale limite di questa sinistra italiana. Si parla, si dice, ma si vive in maniera completamente opposta a quello che si dice".