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Crisi isterica contro Meloni e indignazione: la dimensione esistenziale della sinistra

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Dopo le urla e gli ululati giunti da sinistra a seguito della prima beffa della premier (quella su “TeleMeloni”), Mario Sechi ha opportunamente scritto che i compagni non sanno ridere, hanno smarrito umorismo e leggerezza. E cosa sanno fare, allora? L’hanno dimostrato ieri a stretto giro di posta, reagendo con nuove urla e nuovi ululati alla seconda beffa della Meloni, quella rivolta al palinsesto de La7, che dall’alba a notte fonda – con rare eccezioni – presenta il 2024 come una riedizione del 1924. Tra l’altro, sempre ieri, è stato proprio Enrico Mentana a differenziarsi dal coro, prendendo saggiamente le distanze dagli autoproclamati “telemartiri”.

La realtà è che ormai la dimensione psicologica – direi esistenziale – della sinistra è la crisi isterica accompagnata da un sentimento di indignazione permanente. I progressisti e i loro intellettuali di riferimento non contestano più ciò che l’avversario dice, ma attaccano in radice la sua stessa legittimazione a pensare -parlare -respirare.

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