Schlein e Conte, dai "soldi che mancano" alla Salis: quanta ipocrisia

di Michele Zaccardimercoledì 26 giugno 2024
Schlein e Conte, dai "soldi che mancano" alla Salis: quanta ipocrisia
2' di lettura

Dal reddito di cittadinanza al Superbonus, le misure economiche varate (o confermate) dal governo Conte 2 sono state un disastro per le finanze pubbliche. Eppure, da quelle parti, non se ne rendono conto, visto che quegli interventi continuano a ripresentarsi nei programmi elettorali come una peperonata indigesta. E siccome il governo Meloni ha messo un freno alla spesa incontrollata generata dal lassismo finanziario post-Covid, ecco che diventa colpevole di voler affossare l’economia (che peraltro continua a crescere).

Prendiamo per esempio le polemiche per il mancato rifinanziamento del fondo sociale per l’affitto e di quello sulla morosità incolpevole. Al netto del fatto che si parla di pochi milioni di euro, l’obiettivo del governo è chiaro: mettere fine alla stagione dei sussidi a pioggia, concentrando le (poche) risorse sul taglio delle tasse. Anche perché di soldi non ce ne sono. Il ritorno in vigore delle regole europee sui conti, sospese dal 2020, impongono all’Italia di tenere sotto controllo la spesa pubblica, limitando il deficit e riducendo il debito. E poi tocca ricordare a Elly Schlein e Giuseppe Conte che se le risorse sono poche, e vanno gestite in modo oculato evitando sperperi, la colpa è soprattutto loro.

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Basti pensare al più grande buco di bilancio della storia repubblicana: il Superbonus. Il maxi incentivo edilizio, che il governo Meloni ha cancellato, è costato finora 155 miliardi di euro. Un’enormità, a cui vanno aggiunti altri 23 miliardi del Bonus Facciate, la misura per ristrutturare i palazzi dei centri storici, voluta dall’ex ministro della Cultutra, il dem Dario Franceschini. Il totale si avvicina a 180 miliardi di euro, una cifra quasi pari al Pnrr (194,4), spesa però in poco più di tre anni. Davanti alle geremiadi della sinistra sul governo che taglia la sanità (cosa falsa, peraltro) e che fa «cassa sui poveri» abolendo il reddito di cittadinanza, una domanda sorge spontanea: quante case popolari si sarebbero potute costruire con tutti quei soldi? Ma a sorprendere è pure la difesa a oltranza del Superbonus da parte di chi si definisce progressista. Perché l’incentivo edilizio è andato soprattutto a vantaggio delle famiglie più abbienti, che ne hanno approfittato (legittimamente) per rifarsi gratis le case al mare o le ville in città. È anche a questa greppia che il governo Meloni ha messo fine. La stagione dei sussidi appartiene ormai al passato. Per fortuna.

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