Ci mancava lo slogan “Yankee go home!” in prima pagina, poi la copia del Corriere della Sera mandata in stampa ieri sarebbe stata del tutto indistinguibile da un ciclostile antagonista pro-Maduro. In questo modo, perlomeno, il quotidiano di via Solferino ha salvato la forma, che deve pur assomigliare vagamente a quella che un tempo connotava l’organo della borghesia produttiva, candidandosi a testata di riferimento della sinistra “neneista”. Ovvero: né con Trump né con Maduro, dove non si sa, magari sugli alberi dello chiccoso Bosco Verticale meneghino, sicuramente fuori dalla fiumana della Storia.
L’Orco di Mar-a-Lago che si divora il diritto internazionale, questo è l’eterno problema, l’unico, la chiave esplicativa mono-ossessiva che fa precipitare tutto il resto (robetta come il controllo delle rotte energetiche, l’Asse delle autocrazie a un passo dalla costa americana, perfino la festa dei civili venezuelani liberati) nell’irrilevanza. È a tutti gli effetti una paranoia ideologica camuffata da analisi, e infatti per supportarla il Correrione ospita in un giorno ben due ex leader del Partito democratico. Voilà allora l’articolessa di Walter Veltroni (uno che ha sempre scambiato l’America con i party mondani della famiglia Kennedy) e l’intervista a Paolo Gentiloni Silveri, già rampollo eco-gauchista poi convertito al rito eurocratico.
Tesi comune: l’America è trasfigurata in una banda di gangster, tocca all’Europa presidiare l’ordine e il diritto (risate in sala). Veltroni parte col botto: «Se gli Usa possono bombardare un Paese sovrano è allora ugualmente legittimo che Putin possa invadere l’Ucraina e che la Cina possa regolare i suoi conti con Taiwan». Ecco, di nuovo, la confusione moralistica tra il diritto e la potenza. I tiranni come Putin e Xi capisco.